L’energia spinge i prezzi. Confedercontribuenti – Imprese Italia: «Il rischio è una nuova compressione del potere d’acquisto e dei margini delle imprese»
Il dato è ora definitivo: ad agosto 2026 l’inflazione italiana, misurata dall’indice NIC, è salita al 3,3% annuo, rispetto al 2,9% di luglio. Su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%. I numeri diffusi il 16 settembre dall’ISTAT confermano quindi la precedente stima preliminare. �
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È soprattutto l’energia ad accendere l’inflazione
Il dato che deve preoccupare maggiormente famiglie e imprese riguarda l’energia. Nel complesso, secondo il commento dell’ISTAT, l’aumento tendenziale dei beni energetici è passato dal +11,6% al +17,1%. Più nel dettaglio, gli energetici regolamentati sono accelerati dal +14,8% al +18,6%, mentre quelli non regolamentati sono passati dal +11,4% al +17,0%. �
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È una dinamica particolarmente delicata perché l’energia entra direttamente nei bilanci familiari, ma costituisce anche un costo di produzione e di esercizio per moltissime attività economiche.
Non tutta l’inflazione, però, sta correndo
C’è un elemento importante che impedisce di leggere il 3,3% come un aumento generalizzato della stessa intensità. L’inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, è infatti scesa leggermente dall’1,6% all’1,5%.
Anche il cosiddetto “carrello della spesa” – alimentari e beni per la cura della casa e della persona – ha rallentato dal +1,0% al +0,9%. Al contrario, i prodotti ad alta frequenza d’acquisto sono accelerati dal +3,4% al +4,3%. �
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Questo significa che il problema di agosto è fortemente concentrato sulla componente energetica, anche se il suo impatto può successivamente propagarsi al resto dell’economia attraverso i maggiori costi sostenuti dalle imprese.
Confedercontribuenti: attenzione a famiglie e PMI
Per Confedercontribuenti – Imprese Italia il dato deve essere seguito con grande attenzione.
Quando aumenta il costo dell’energia, infatti, la pressione arriva da entrambe le parti: le famiglie perdono capacità di spesa e le imprese vedono comprimersi i margini.
Per una piccola attività commerciale, un artigiano, un ristorante, un’impresa manifatturiera o un’azienda di servizi energivora, l’aumento delle bollette non è un dato statistico: significa dover decidere se assorbire i maggiori costi oppure trasferirne una parte sui prezzi.
Ed è proprio questa catena che bisogna evitare.
Non servono bonus episodici: serve una politica energetica
Il Governo dovrebbe monitorare soprattutto l’evoluzione dei prezzi energetici e intervenire sulle eventuali distorsioni che producono aumenti non giustificati.
Occorre inoltre accelerare su efficienza energetica, autoproduzione, comunità energetiche, rinnovabili e strumenti che consentano soprattutto alle PMI di ridurre strutturalmente la propria esposizione alle oscillazioni dell’energia.
L’inflazione al 3,3% è un campanello d’allarme, non un dato da trasformare in propaganda.
La buona notizia è che l’inflazione di fondo resta molto più contenuta. Quella negativa è che l’energia sta tornando a rappresentare una seria fonte di pressione sui prezzi. �
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Confedercontribuenti – Imprese Italia chiede quindi interventi capaci di proteggere contemporaneamente potere d’acquisto, competitività delle imprese e occupazione.
Perché quando aumentano i costi dell’energia, alla fine il conto rischia di arrivare sempre agli stessi: famiglie, lavoratori e piccole imprese.
Dati definitivi ISTAT sull’inflazione di agosto 2026�