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Rottamazione quinquies, sanatoria anche per Imu, Tari, multe e bollo auto: coinvolti quasi 1.500 enti territoriali

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La definizione agevolata si estende ai vecchi debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione da Regioni ed enti locali tra il 2000 e il 2023. Per aderire, però, è necessario che l’ente creditore abbia deliberato l’applicazione della misura. Domande dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026 e possibilità di arrivare fino a 54 rate bimestrali.

La rottamazione quinquies entra in una nuova fase e questa volta interessa direttamente anche una vasta platea di contribuenti con vecchi debiti verso Comuni, Regioni e altri enti territoriali.

La novità è particolarmente importante perché può riguardare cartelle originate da Imu, Tari, altri tributi locali, bollo automobilistico e sanzioni amministrative, comprese le multe stradali, purché ricorrano le condizioni previste dalla normativa.

La disciplina deriva dall’articolo 10-quinquies della legge n. 88/2026, successivamente modificato dalla legge n. 113/2026, che ha esteso la definizione agevolata ai debiti tributari e non tributari affidati all’Agente della riscossione dagli enti territoriali nel periodo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. 

Secondo i dati indicati nell’elenco degli enti che hanno aderito, la misura interessa 1.481 Comuni, 5 Regioni, 11 tra Province e Città metropolitane e 4 Unioni di Comuni.

Non basta avere una vecchia cartella: conta l’adesione dell’ente

È questo l’aspetto fondamentale da comprendere.

La rottamazione dei debiti locali non opera automaticamente per tutti gli enti italiani.

La legge ha lasciato a Regioni ed enti locali la scelta di applicare la definizione agevolata ai propri carichi. Per farlo dovevano adottare uno specifico provvedimento, pubblicarlo sul proprio sito istituzionale e comunicarlo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 31 luglio 2026. Il termine per gli enti è ormai scaduto. 

Questo significa che due contribuenti con la stessa tipologia di debito potrebbero trovarsi in situazioni differenti semplicemente perché i rispettivi enti creditori hanno assunto decisioni diverse.

La prima verifica da compiere è quindi individuare l’ente creditore e controllare se abbia aderito alla definizione agevolata.

Quali debiti locali possono rientrare

L’estensione riguarda, in linea generale, i carichi tributari e non tributari degli enti territoriali affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione nel periodo previsto dalla legge.

Possono quindi entrare nel perimetro, a seconda dell’ente creditore e della natura del carico, debiti collegati a Imu, Tari e altre entrate comunali, oltre alle entrate regionali come il bollo auto.

Possono inoltre essere interessate le sanzioni amministrative e le multe per violazioni del Codice della strada.

Ma sulle multe esiste una differenza importante.

Per le sanzioni amministrative non tributarie, comprese quelle stradali, l’agevolazione opera essenzialmente sugli interessi e sull’aggio previsti dalla normativa: non significa quindi cancellare automaticamente l’importo originario della multa. 

Cosa viene cancellato

Il principio della rottamazione è consentire al contribuente di chiudere la posizione pagando principalmente il debito originario e le spese che restano dovute, beneficiando dell’eliminazione delle componenti accessorie previste dalla legge.

Per i tributi che rientrano nella definizione agevolata, il beneficio può quindi incidere significativamente su sanzioni, interessi iscritti a ruolo, interessi di mora e aggio.

È proprio la stratificazione di queste somme nel corso degli anni che può aver fatto crescere notevolmente una vecchia cartella.

La convenienza concreta, tuttavia, deve essere verificata posizione per posizione.

Attenzione: riscossione diretta e concessionari privati

Un altro punto è decisivo.

L’estensione della rottamazione riguarda i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Non bisogna quindi confondere questa procedura con eventuali definizioni agevolate adottate autonomamente dai Comuni per entrate riscosse direttamente oppure attraverso concessionari locali.

In questi casi possono esistere regole, termini e modalità differenti stabiliti dall’ente interessato.

Per il contribuente la domanda da porsi non è dunque soltanto:

“Ho un debito Imu o Tari?”

Bisogna verificare anche:

“Chi sta riscuotendo quel debito?”

È una distinzione essenziale per capire quale procedura utilizzare.

Le nuove date: domanda dal 16 ottobre al 15 dicembre

Le scadenze sono state modificate rispetto alla prima formulazione della norma.

Secondo le indicazioni attualmente pubblicate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, i contribuenti potranno presentare la dichiarazione di adesione alla rottamazione degli enti territoriali dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026, esclusivamente con modalità telematiche. 

Entro il 15 ottobre 2026, l’Agenzia dovrà inoltre mettere a disposizione nell’area riservata del proprio sito i dati necessari per individuare i carichi che possono essere definiti.

È quindi importante non confondere questa procedura con la rottamazione quinquies nazionale già in corso, che presenta scadenze differenti.

Fino a nove anni per pagare

Uno degli aspetti più significativi riguarda la possibilità di dilazionare il pagamento.

Il contribuente potrà scegliere tra il versamento in un’unica soluzione entro il 31 marzo 2027 oppure una rateizzazione fino a un massimo di 54 rate bimestrali di pari importo. 

Cinquantquattro rate bimestrali significano una dilazione che può estendersi per circa nove anni.

Nel 2027, dopo la prima scadenza del 31 marzo, sono previste rate il 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre; negli anni successivi le scadenze seguono il calendario di gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre. 

Sulle somme rateizzate si applicano interessi del 3% annuo a partire dal 1° aprile 2027. 

Entro febbraio arriverà il conto definitivo

Dopo la presentazione della domanda sarà l’Agenzia delle Entrate-Riscossione a determinare l’importo effettivamente dovuto.

La comunicazione delle somme dovute è prevista entro il 28 febbraio 2027. 

Il contribuente potrà quindi conoscere con precisione:

il debito ammesso alla definizione, le somme eliminate grazie alla rottamazione, l’importo residuo da versare e il piano delle rate scelto.

Perché l’elenco degli enti è fondamentale

La pubblicazione dell’elenco consente finalmente di passare dalla norma generale alla posizione concreta del contribuente.

Con 1.481 Comuni, oltre alle Regioni e agli altri enti territoriali aderenti indicati, la platea potenziale è molto ampia.

Ma proprio perché l’adesione è stata lasciata alle amministrazioni locali, non esiste una sanatoria generalizzata di qualsiasi debito Imu, Tari, bollo o multa presente sul territorio nazionale.

Occorre controllare contemporaneamente quattro elementi: ente creditore, adesione dell’ente, periodo di affidamento del carico e soggetto incaricato della riscossione.

Una possibilità importante per famiglie e imprese

Per molti contribuenti il vantaggio potrebbe essere consistente.

Vecchie posizioni tributarie locali possono essere diventate difficili da sostenere proprio per effetto dell’accumulo di interessi e sanzioni. La definizione agevolata permette di riportare il debito verso il suo nucleo originario, secondo le condizioni previste dalla legge, e di distribuirne il pagamento su un arco temporale molto lungo.

La misura può avere conseguenze rilevanti anche per artigiani, commercianti, professionisti e piccole imprese, soprattutto quando nel tempo si siano accumulate diverse posizioni verso gli enti territoriali.

La verifica da fare dal 15 ottobre

Il passaggio operativo più importante scatterà il 15 ottobre, quando Agenzia delle Entrate-Riscossione renderà disponibili nell’area riservata i dati necessari per individuare i carichi locali definibili. Dal giorno successivo sarà possibile presentare la domanda. 

Il termine finale sarà il 15 dicembre 2026.

Per chi ha vecchie cartelle relative a Imu, Tari, bollo auto o multe, vale quindi la pena verificare attentamente la propria posizione: non tutte le cartelle sono automaticamente rottamabili, ma dove ricorrono le condizioni la riduzione delle somme accessorie e la possibilità di arrivare fino a 54 rate possono rendere molto più sostenibile la regolarizzazione.

Agenzia delle Entrate-Riscossione – Rottamazione degli enti territoriali⁠