Di Gilberto di Benedetto, Psicologo e Psicoterapeuta
Nel cuore di un delizioso paese del Viterbese, dove la pietra antica incontra le colline e i vicoli conservano il ritmo lento dei borghi italiani, è stata ritrovata una raffigurazione della Madonna dei Debitori. La scoperta, avvenuta in un edificio storico destinato a diventare un albergo diffuso, ha suscitato curiosità e partecipazione tra gli abitanti, senza però alimentare interpretazioni miracolistiche o la nascita di un nuovo culto.
La figura mariana, sobria e accogliente, è stata subito letta come un simbolo di ascolto e speranza per chi vive una situazione di difficoltà economica. Il suo volto sereno e le mani aperte richiamano l’idea di una presenza capace di accogliere, non di giudicare.
Accanto all’immagine, gli organizzatori del progetto hanno scelto di allestire uno spazio dedicato all’ascolto delle persone indebitate, con due sedie, un tavolo, documenti ordinati e materiali informativi.
L’albergo diffuso, pensato per recuperare alcune abitazioni del centro storico e restituirle alla vita del paese, potrebbe così ospitare anche una Camera dell’Ascolto del Debitore. L’obiettivo è offrire orientamento, sostegno psicologico e informazioni pratiche a chi si trova ad affrontare difficoltà finanziarie, attraverso il coinvolgimento di professionisti, associazioni e servizi territoriali.
«La Madonna dei Debitori non rappresenta una soluzione miracolosa», spiegano i promotori, «ma un’immagine capace di ricordare che nessuno dovrebbe essere lasciato solo davanti alla vergogna, alla paura o alla confusione. Uscire dal debito richiede competenze, responsabilità e interventi concreti».
Nel progetto trovano spazio anche iniziative di educazione finanziaria, consulenze per la gestione del bilancio familiare e indicazioni sui percorsi di tutela previsti dalla legge. L’intento è trasformare la devozione in un’occasione di consapevolezza, mantenendo distinto il piano spirituale da quello operativo.
La scoperta della Madonna dei Debitori ha inoltre riacceso il dibattito sul futuro del borgo. L’albergo diffuso potrebbe diventare non soltanto una struttura ricettiva, ma un luogo di incontro, cultura e solidarietà, capace di unire il recupero del patrimonio edilizio alla costruzione di nuove reti sociali.
Tra le stanze restaurate, la luce entra dalle finestre sulle colline del Viterbese e illumina una porta lasciata socchiusa. È un’immagine semplice, scelta come metafora del percorso che attende chi chiede aiuto: non una promessa facile, ma la possibilità concreta di ricominciare attraverso ascolto, orientamento e responsabilità condivisa.