Il segretario di Stato vaticano interviene sul caso dell’ex maggiore statunitense Nidal Hasan e ribadisce la contrarietà assoluta della Chiesa alla pena capitale. Annunciata una dichiarazione ufficiale della Santa Sede.
ROMA – La giustizia non può trasformarsi in uno spettacolo pubblico e la morte di un condannato non può diventare un evento mediatico. È questo il messaggio del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, che ha espresso una ferma condanna dell’ipotesi di trasmettere in diretta streaming un’esecuzione capitale negli Stati Uniti.
La vicenda riguarda Nidal Hasan, ex maggiore dell’esercito americano condannato per la strage compiuta nel 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas.
Secondo quanto riportato dall’agenzia AGI, Parolin ha commentato la decisione attribuita al Pentagono di trasmettere l’esecuzione per fucilazione, sollevando una questione che va oltre il singolo caso giudiziario: il rapporto tra giustizia, dignità della persona e responsabilità delle istituzioni.
### «La morte non può diventare uno spettacolo»
Intervenendo ai microfoni di Vatican News, a margine di un evento romano dedicato a John Henry Newman, il cardinale ha dichiarato:
«Non è accettabile che ci sia una spettacolarizzazione della morte, per quanto naturalmente la persona sia colpevole, però ci sono altri sistemi».
Parolin ha inoltre definito incomprensibile la scelta di ricorrere a una simile modalità di comunicazione pubblica, interrogandosi sulle finalità perseguite.
Le sue parole richiamano un principio fondamentale della dottrina cattolica: la dignità umana non viene cancellata neppure dalla commissione dei crimini più gravi.
### La posizione della Chiesa: nessuna giustificazione per la pena capitale
Il segretario di Stato ha ribadito che l’opposizione della Chiesa alla pena di morte è totale.
La posizione trova fondamento nel Catechismo della Chiesa cattolica, che al numero 2267 definisce la pena capitale inammissibile perché contraria all’inviolabilità e alla dignità della persona.
Per la Santa Sede, la tutela della società e la punizione dei responsabili di gravi delitti devono essere perseguite attraverso strumenti che non comportino la soppressione della vita umana.
Parolin ha inoltre ricordato l’intervento dell’arcivescovo Paul Stagg Coakley, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, e ha anticipato una dichiarazione ufficiale della Santa Sede.
### Il rischio di trasformare la giustizia in intrattenimento
La questione sollevata dal Vaticano introduce anche una riflessione sul ruolo delle nuove tecnologie e dei mezzi di comunicazione.
La trasmissione pubblica di un’esecuzione capitale rischia di modificare la percezione della pena, trasformando un atto dello Stato in un evento destinato al consumo mediatico.
Si pone così una domanda che riguarda tutte le democrazie: fino a che punto il potere punitivo dello Stato può essere esibito pubblicamente senza compromettere il rispetto della dignità umana?
Il dibattito coinvolge non soltanto le convinzioni religiose, ma anche i principi dello Stato di diritto, la proporzionalità della pena e il significato della giustizia in una società democratica.
### Parolin sul Nobel per la Pace: positivo l’impegno per i diritti umani
Nel corso dell’incontro con i giornalisti, il cardinale ha commentato anche la notizia dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla giurista sudafricana Navi Pillay, già Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Parolin ha sottolineato il valore positivo dell’impegno per la difesa dei diritti fondamentali, riaffermando l’importanza della tutela della persona e della giustizia internazionale.
Il filo conduttore delle dichiarazioni del segretario di Stato è il richiamo alla centralità della dignità umana, tanto nell’amministrazione della giustizia quanto nella tutela delle vittime e nella difesa dei diritti.
### L’esecuzione prevista per il 3 dicembre
Secondo quanto confermato da Reuters e Associated Press, l’esecuzione di Hasan è programmata per il 3 dicembre 2026, salvo eventuali rinvii giudiziari. Nella strage del 2009 morirono 13 persone e altre 32 rimasero ferite. La prevista trasmissione in diretta ha suscitato critiche anche all’interno delle istituzioni americane.
La condanna espressa da Parolin è confermata direttamente da Vatican News, mentre l’assegnazione del Nobel a Navi Pillay è stata ufficializzata dal Comitato norvegese il 9 ottobre.
La riflessione conclusiva: una società democratica deve garantire giustizia alle vittime e responsabilità per i colpevoli, senza trasformare la sofferenza e la morte in uno spettacolo. È su questo confine tra giustizia e dignità umana che si concentra l’intervento del Vaticano.