I sondaggi indicano una competizione aperta. Secondo la stampa israeliana, Herzog valuta un’intesa per evitare un nuovo blocco dopo le elezioni del 27 ottobre.
14 ottobre 2026 – Israele si avvicina alle elezioni del 27 ottobre con un quadro politico incerto e il rischio di difficili trattative per formare il prossimo governo. Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot, leader del partito centrista Yashar ed ex capo di stato maggiore, sono al centro di una competizione nella quale il risultato delle coalizioni conterà quanto quello delle singole formazioni.
Il confronto nei sondaggi
Una rilevazione di Channel 13, riportata dal Jerusalem Post l’11 ottobre, attribuisce 20 seggi ciascuno al Likud e a Yashar. Altri sondaggi mostrano però risultati diversi: non emerge quindi un unico quadro condiviso dalle rilevazioni.
L’aggiornamento del 13 ottobre relativo a un sondaggio di Channel 12 assegna invece 23 seggi a Yashar e 20 al Likud, con Eisenkot avanti anche nel giudizio sull’idoneità a ricoprire l’incarico di primo ministro.
Questi numeri descrivono intenzioni di voto e proiezioni, non risultati acquisiti. La possibilità di governare dipenderà dalla composizione complessiva della Knesset e dagli accordi tra i partiti.
Herzog e l’ipotesi di un accordo
Secondo Ynet, fonti del partito di Eisenkot riferiscono che il presidente Isaac Herzog avrebbe sollevato la possibilità di un governo di unità tra Netanyahu ed Eisenkot qualora le urne non producessero una maggioranza chiara. L’obiettivo sarebbe evitare un nuovo ricorso alle elezioni. Si tratta di un’ipotesi riferita dalla stampa, non di un’intesa conclusa.
La prospettiva incontra già resistenze. Yair Lapid ha respinto l’idea di un’altra formula di unità con Netanyahu, mostrando quanto sia difficile trasformare la ricerca di stabilità in un accordo politico condiviso.
La maggioranza si costruirà dopo il voto
La Knesset conta 120 seggi e la soglia della maggioranza è di 61. Il quadro descritto da diverse rilevazioni lascia aperta la possibilità che nessuno dei principali blocchi raggiunga autonomamente quel numero.
In questo scenario, i partiti minori e le condizioni poste dai potenziali alleati potranno assumere un peso decisivo. Arrivare primi non garantisce, da solo, la possibilità di formare un esecutivo.
Una scelta sulla leadership e sulle responsabilità
Il voto sarà anche un giudizio sulla gestione della sicurezza dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023. Il futuro politico di Netanyahu si intreccia con le richieste di responsabilità e con le divisioni che attraversano la società israeliana.
A meno di due settimane dalle elezioni, restano aperti più scenari: la conferma della leadership di Netanyahu, un governo guidato dall’opposizione oppure un negoziato più ampio per superare lo stallo. L’eventuale unità nazionale dovrà confrontarsi con programmi, alleanze e fiducia reciproca. Le urne definiranno i rapporti di forza; le trattative successive determineranno la capacità di trasformarli in una maggioranza.