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La Repubblica senza voce: l’ultimo silenzio di Emma Bonino

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Di Angioletta Massimino 

Emma Bonino è morta l’11 settembre 2026, a Roma, a 78 anni, dopo l’ennesima crisi respiratoria che l’aveva riportata in ospedale pochi giorni fa. Le sue condizioni erano state definite “delicate” dai medici del Santo Spirito, dove era arrivata in codice rosso il 7 settembre, prima di essere trasferita in una struttura privata. È la fine di una vita che non è stata solo politica: è stata una frontiera. Una linea del fronte. Una lotta continua contro tutto ciò che restringe, soffoca, limita la libertà umana.

La Repubblica perde una delle sue figure più lucide e più scomode. Una donna che ha attraversato mezzo secolo di storia italiana ed europea senza mai cambiare pelle: radicale, laica, femminista, combattente. Non una parola di circostanza può contenere ciò che Bonino ha rappresentato. Perché Bonino non è stata una politica: è stata un metodo. Un modo di stare nel mondo. Un modo di dire “no” quando tutti dicevano “sì”, e di dire “sì” quando tutti avevano paura di dirlo.

La sua parabola è un paradosso magnifico: una gigante che ha saputo farsi piccina. Piccina quando serviva esporsi, rischiare, farsi arrestare, autoaccusarsi di aborto clandestino per strappare l’Italia dal suo Medioevo morale. Piccina quando il corpo diventava strumento politico: il digiuno, la malattia mostrata senza pudore, il turbante che non nascondeva ma rivelava. Piccina quando tornava ai banchetti, alle firme, ai marciapiedi, mentre altri si chiudevano nei palazzi.

Tra Emma e Marco, un sodalizio irripetibile.

Non c’è Bonino senza Pannella, e non c’è Pannella senza Bonino. Si sono amati e combattuti come solo due rivoluzionari possono fare: con la stessa passione, la stessa ostinazione, la stessa fame di libertà. Insieme hanno costruito il Partito Radicale, trasformando un movimento marginale in una fucina di idee che ha anticipato l’Italia di domani. Lui, il profeta della disobbedienza civile; lei, la pragmatica che portava quelle idee nei palazzi e nelle Istituzioni. Due facce della stessa ribellione. Quando Pannella è morto, nel 2016, Bonino ha detto: “Mi ha insegnato che la politica è una forma d’amore”. Da allora ha continuato a portare avanti quella eredità, con la stessa voce ruvida e limpida che li univa.

Gigante, invece, quando l’Italia le stava stretta. Commissaria europea, ministra degli Esteri, voce internazionale contro l’apartheid di genere dei talebani, contro le mutilazioni genitali femminili, contro la fame nel mondo, contro ogni autoritarismo. Gigante quando ha contribuito alla nascita del Tribunale Penale Internazionale, quando ha portato la diplomazia italiana fuori dai suoi confini provinciali, quando ha ricordato all’Europa che i diritti non sono mai garantiti: “I diritti sono come l’aria: finché c’è non gli dai peso, quando non c’è più capisci che hai un problema”.

Negli ultimi anni, la malattia aveva reso visibile la sua vulnerabilità, ma non l’aveva mai resa meno combattente. Ricoveri, ricadute, miglioramenti temporanei: tutto affrontato con quella ostinazione che era la sua cifra politica e umana. Nel 2015 aveva annunciato il tumore al polmone, nel 2023 la remissione, poi nuovi problemi respiratori fino all’ultimo ricovero. Una battaglia che non ha mai smesso di combattere mentre continuava a parlare di Europa, di diritti, di libertà.

La politica oggi la saluta con parole che non bastano. La premier Meloni ha annunciato le esequie di Stato, riconoscendo la sua “voce forte e riconoscibile”. Il Parlamento ha osservato un minuto di silenzio. +Europa, il partito che Bonino aveva fondato, ha scritto: “Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai”. Non è retorica: è la verità. Perché Bonino non lascia un vuoto. Lascia un compito.

Emma Bonino è stata una madre della Repubblica. Una donna che ha insegnato che la libertà non è un bene da custodire, ma da conquistare ogni giorno. Che i diritti non sono monumenti, ma battaglie. Che la politica non è un mestiere, ma una responsabilità.

Oggi l’Italia perde una gigante. Ma resta il suo testamento: non importa quante volte si perda, importa continuare a lottare finché la libertà non è di tutti.

Ciao Emma!