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Giocattoli e identità di genere, i ‘chiodini’ Quercetti puntano al giallo  

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AGI – Il colore giallo per dei giocattoli ‘unisex’, senza la classica distinzione di genere tra rosa e azzurro. Questa la soluzione che già da molto tempo è stata adottata dalla Quercetti, storica azienda torinese del settore. Dal mondo del lavoro alle fiabe e ai cartoni animati per bambini, mai come in questo momento ci si interroga sulla percezione che ogni individuo ha di sé, al di la della definizione anatomica di sesso. Nel novero degli stereotipi che caratterizzano la società contemporanea è risaputo, ad esempio, che il colore azzurro è associato ai maschi e il rosa alle femmine, una distinzione cromatica che trova applicazione anche nell’industria del giocattolo. Esistono giochi pensati per un pubblico maschile e altri per uno femminile e in molti casi a “indirizzare” il consumatore è proprio il colore della confezione. Una scelta meramente commerciale, l’abc del marketing, che rischia di essere messa in discussione.

La Quercetti, specializzata in giochi creativi ed educativi, si è mossa invece con largo anticipo, in un certo senso precorrendo i tempi. “In effetti da oltre quarant’anni il nostro colore guida è il giallospiega Alberto Quercetti, che nell’azienda di famiglia si occupa di sviluppo e ricerca – una cromia unisex per antonomasia, anche se nelle nostre confezioni sono presenti altri colori».

La scelta di puntare sul giallo risale alla fine degli anni Settanta, quando l’azienda fondata nel dopoguerra da Alessandro Quercetti, un ex pilota di aerei giunto a Torino da Recanati, si trasferì nell’attuale sede di corso Vigevano, a due passi dallo stabilimento Fiat Grandi Motori.

“Non fu una scelta casuale bensì consapevole – racconta all’AGI Quercetti – mi ispirai a un elemento basico presente nell’immaginazione dei bambini, la matita di grafite, che è universalmente rappresentata con il fusto giallo. La matita è lo strumento utilizzato per creare e il colore associato a un oggetto diventa l’aspettativa che abbiamo verso quello stesso oggetto. A ciò si aggiunga che da sempre il nostro approccio è volto a creare meno vincoli possibili per il bambino e a favorire la sperimentazione”.

Nel corso degli anni la scelta di associare il giallo al marchio si è rivelata vincente, anche perché rispetto ad altre tipologie di giocattoli – come  le bambole o i mattoncini – quelli prodotti dalla Quercetti sono meno connotanti. I celebri chiodini colorati, ad esempio, sono utilizzati da bimbi e bimbe senza alcun distinguo.

“Credo sia corretto considerare più giusto un approccio unisex – osserva Quercetti – poi però ci si scontra con la realtà del mercato e ai venditori, che tengono famiglia, del politicamente corretto importa fino a un certo punto. Penso non si possa obiettare sul fatto che sia più semplice individuare i prodotti se hanno una colorazione diversa. Ciò non significa che il dibattito sull’identità di genere non abbia ragione di esistere, anzi. È giusto interrogarsi su questi temi, ma nei comportamenti pratici la situazione rimane molto “classica” e sugli scaffali dei negozi continuano a esserci le linee dedicate ai maschi e alle femmine”.

Dal colore alle immagini riportate sulle confezioni il passo è breve.

“Inserire la fotografia di un bimbo sulla scatola rende più seduttiva le confezione – conclude Quercetti – non basta spiegare il prodotto, bisogna anche mostrarne il funzionamento. Da parte nostra, facciamo attenzione ad alternare il più possibile bimbi e bimbe, in alcuni casi coesistono, come nella nostra ultima pista per biglie dove giocano insieme”.

Source: agi


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