Confedercontribuenti – Imprese Italia critica la gestione dell’emergenza carburanti: «Bene l’iniziativa di Eni, ma non può diventare la politica energetica del Paese. Consumatori e migliaia di gestori non possono essere divisi tra fortunati e penalizzati»
ROMA — «Il Governo non può presentare l’iniziativa commerciale di una società come se fosse la soluzione nazionale al caro carburanti. E gli italiani che non hanno un distributore Eni vicino? E i gestori delle altre reti, che dovranno competere con prezzi che potrebbero non essere economicamente sostenibili per loro? Li facciamo fallire?».
È la dura presa di posizione di Carmelo Finocchiaro, presidente di Confedercontribuenti – Imprese Italia, dopo l’annuncio di Eni di introdurre, attraverso la rete Enilive, un tetto massimo al prezzo dei carburanti.
Dal 28 settembre, per una durata iniziale di trenta giorni, il prezzo massimo sarà fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Eni ha inoltre precisato che la misura potrà essere prorogata fino alla fine dell’anno in relazione all’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.
«Bene Eni, ma il Governo deve fare il Governo»
Confedercontribuenti distingue nettamente la decisione aziendale dalle responsabilità della politica.
«Se Eni decide di rinunciare a una parte dei propri margini per alleggerire il costo sostenuto dai cittadini, l’iniziativa è certamente positiva», afferma Finocchiaro. «Ma proprio questo dimostra l’assurdità della situazione: mentre un’azienda interviene sui propri prezzi, lo Stato dimezza lo sconto sulle accise del gasolio».
Dal 26 settembre, infatti, la riduzione fiscale sul diesel è passata da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, IVA compresa, e resterà a questo livello fino al 5 ottobre. Successivamente dovrebbe entrare in funzione il sistema delle accise mobili, attraverso il quale l’extragettito IVA determinato dai rincari dovrebbe essere utilizzato per ridurre il peso delle accise.
«Il cittadino — continua Finocchiaro — non può essere costretto a seguire ogni settimana decreti, sconti temporanei, accise mobili e iniziative delle compagnie per capire quanto costerà andare a lavorare il giorno dopo».
Il problema dei territori senza una presenza capillare Enilive
Per Confedercontribuenti esiste inoltre un problema di equità territoriale.
Il price cap riguarda i carburanti commercializzati da Enilive e non costituisce quindi un tetto nazionale obbligatorio applicabile indistintamente a tutte le stazioni di servizio.
«Chi vive in un territorio nel quale non esiste una stazione aderente cosa deve fare? Percorrere chilometri per cercare il distributore più conveniente?», domanda Finocchiaro.
«Una politica nazionale contro il caro carburanti deve valere da Catania a Milano, dal piccolo comune dell’entroterra alle grandi città. Non può dipendere dall’insegna presente sulla strada sotto casa».
«E gli altri gestori?»
C’è poi una seconda questione, secondo Confedercontribuenti, che rischia di essere sottovalutata: quella delle migliaia di imprese che operano nella distribuzione dei carburanti.
«I gestori indipendenti e quelli appartenenti ad altre reti devono continuare a pagare forniture, personale, energia, manutenzione, commissioni e imposte. Se non hanno condizioni di approvvigionamento che consentono loro di competere con quel prezzo, cosa facciamo? Aspettiamo che perdano clienti e chiudano?».
La Confederazione chiede pertanto che l’incontro convocato dal Governo con il settore petrolifero non affronti esclusivamente il tema della produzione, ma analizzi l’intera formazione del prezzo, dalla raffinazione alla distribuzione finale.
«Quando un popolo diventa masochista»
Finocchiaro usa parole particolarmente dure anche sulla pressione fiscale che grava sui carburanti.
«Siamo arrivati al paradosso di festeggiare perché la benzina viene fermata a 1,99 euro e il diesel a 2,19 euro. Dovremmo domandarci come siamo arrivati a considerare questi prezzi una conquista».
«Quando un popolo finisce per abituarsi a pagare sempre di più e arriva persino a ringraziare perché gli aumenti vengono temporaneamente rallentati, rischia di diventare politicamente ed economicamente masochista».
Confedercontribuenti: serve una politica strutturale
La richiesta di Confedercontribuenti – Imprese Italia è quindi quella di superare la logica emergenziale.
Secondo l’organizzazione occorre intervenire contemporaneamente sulla fiscalità dei carburanti, sulla capacità nazionale di raffinazione, sulla trasparenza nella formazione dei prezzi e sulla tutela della rete distributiva.
«Non vogliamo prezzi amministrati né chiediamo al Governo di stabilire per decreto quanto debba guadagnare un’impresa», conclude Finocchiaro. «Chiediamo però una politica energetica seria, capace di proteggere famiglie e imprese senza distruggere migliaia di piccoli operatori».
«Il caro carburanti non colpisce soltanto chi possiede un’automobile. Entra nei costi dell’autotrasporto, della logistica, dell’agricoltura, dell’artigianato e della produzione e, alla fine, arriva sul prezzo dei prodotti acquistati dalle famiglie».
«Basta interventi tampone. Il Governo dica agli italiani quale strategia intende adottare per ridurre strutturalmente il costo dell’energia e dei carburanti. Perché un Paese non può vivere aspettando ogni trenta giorni che una grande azienda decida quanto deve costare un litro di benzina.»