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Ucraina, missili sulle centrali e città al buio: la tregua energetica non regge

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Almeno sei morti e 600mila persone senza elettricità dopo i raid russi del 14 ottobre. Negli Stati Uniti cresce l’opposizione all’accordo di Trump sul gasolio di Mosca.

Una nuova ondata di attacchi russi ha colpito nella notte e all’alba del 14 ottobre Kiev e diverse regioni ucraine, causando almeno sei morti e interruzioni della corrente elettrica. Secondo i dati delle autorità regionali riportati da Sky TG24, tre persone sono state uccise nella capitale, due nella regione di Dnipropetrovsk e una in quella di Zaporizhzhia.

Le interruzioni dell’elettricità interessano anche consumatori nelle regioni di Kharkiv, Chernihiv, Sumy, Donetsk e Khmelnytskyi. Mosca ha dichiarato di aver bombardato sei centrali termoelettriche nelle regioni di Kiev e Kharkiv.

Infrastrutture colpite e famiglie senza corrente

Secondo gli aggiornamenti di 9Colonne, almeno 600mila persone sono rimaste senza elettricità. Il danneggiamento degli impianti energetici aggrava le difficoltà della popolazione e impone nuovi interventi di emergenza per ripristinare i servizi. Il bilancio delle vittime e dei danni resta suscettibile di aggiornamenti.

I bombardamenti contraddicono sul terreno la tregua energetica annunciata pochi giorni prima da Donald Trump. La distanza tra l’intesa proclamata e la prosecuzione degli attacchi riapre gli interrogativi sulla sua effettiva applicazione e sulle garanzie offerte a Kiev.

Il gasolio russo divide Washington

Parallelamente, cresce negli Stati Uniti la contestazione dell’accordo che consente l’immissione di oltre 300mila tonnellate di gasolio russo sui mercati americani e internazionali.

Reuters riferisce che dodici senatori, sei repubblicani e sei democratici, hanno chiesto a Trump di revocare l’intesa. Secondo i firmatari, la decisione indebolisce la pressione economica sulla Russia e rischia di fornire risorse alla guerra di Vladimir Putin. I parlamentari contestano inoltre la portata dei benefici attesi sui prezzi dei carburanti e chiedono l’applicazione della nuova legislazione sanzionatoria.

La controversia assume così un rilievo che supera il mercato energetico: riguarda la coerenza della politica americana verso Mosca e il rapporto con gli alleati.

Intelligence, Trump nega lo stop

Trump ha dichiarato che Washington continua a condividere informazioni di intelligence con l’Ucraina. La precisazione arriva mentre Kiev denuncia difficoltà negli avvisi tempestivi sugli attacchi. Resta dunque necessario distinguere la conferma americana sulla prosecuzione della collaborazione dalle contestazioni ucraine sulla sua efficacia operativa.

Londra ribadisce il sostegno a Kiev

In questo quadro, Volodymyr Zelensky è atteso a Londra per incontrare il primo ministro britannico Andy Burnham. Secondo Associated Press, il Regno Unito prevede ulteriori forniture di missili per la difesa aerea e valuta nuove misure contro la Russia. Il confronto punta a rafforzare la protezione dell’Ucraina davanti all’intensificazione dei bombardamenti.

Anche Giorgia Meloni ha criticato l’accordo sul gasolio, definendolo una scelta rischiosa per gli sforzi internazionali volti a esercitare pressione su Mosca.

La prova della tregua resta nei fatti: la cessazione degli attacchi, la protezione dei civili e la possibilità di mantenere operativi i servizi essenziali. Per le famiglie ucraine rimaste al buio, gli annunci diplomatici attendono ancora un riscontro concreto.