Calenda cambia ancora idea? E a Marattin e Picierno non resta che piangere?
Il leader di Azione apre a una risposta comune delle forze democratiche contro Vannacci, ma assicura: «Non vado a sinistra». Che fine farà il polo autonomo costruito con Picierno e Marattin?
Solo poche settimane fa il progetto sembrava chiarissimo: costruire un polo europeista, liberaldemocratico e riformista autonomo, alternativo tanto al centrodestra quanto al campo largo.
Attorno allo stesso tavolo si erano ritrovati Carlo Calenda, Pina Picierno e Luigi Marattin. Ancora il 10 agosto Calenda dichiarava che Azione sarebbe rimasta fuori dal campo largo, immaginando per le politiche un polo liberaldemocratico comprendente Picierno e i libdem di Marattin. �
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Ora, però, qualcosa sembra muoversi.
Calenda ha affermato che un’eventuale presenza di Vannacci in una coalizione di governo richiederebbe una «risposta straordinaria e coordinata da parte di tutte le forze democratiche». Ma oggi, 2 settembre, precisa contemporaneamente: «Non vado a sinistra». �
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Ed è proprio qui che nasce il problema politico.
Se il progetto Calenda-Picierno-Marattin doveva servire a superare il bipolarismo, che cosa accadrebbe se Azione finisse per partecipare, anche soltanto in funzione anti-Vannacci, a una strategia comune con il centrosinistra?
Per Marattin e Picierno la questione non sarebbe secondaria. Il progetto nato negli ultimi mesi si fondava precisamente sull’autonomia dai due blocchi e sul rifiuto di un campo largo condizionato dal Movimento 5 Stelle. � �
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ansa.it
C’è però una contraddizione interessante: proprio ieri Calenda e Picierno hanno chiesto insieme al centrosinistra milanese di sostenere Mario Calabresi senza primarie. Quindi almeno sul piano amministrativo il dialogo con il centrosinistra è già concreto. �
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La domanda allora diventa inevitabile:
il polo riformista vuole essere davvero un terzo spazio politico oppure rischia di trasformarsi nell’ennesima componente destinata, al momento decisivo, a scegliere uno dei due poli?
Picierno e Marattin hanno investito sulla costruzione di un’area autonoma. Calenda continua a dichiararsi coerente con quella prospettiva, ma contemporaneamente introduce l’ipotesi di una convergenza democratica straordinaria contro Vannacci.
Non è ancora un cambio di campo. Ma è certamente un passaggio che mette alla prova l’intero progetto.
E allora il titolo resta volutamente provocatorio:
Calenda cambia ancora idea? A Marattin e Picierno non resta che piangere?
Perché il problema del centro italiano continua ad essere sempre lo stesso: **riesce a costruire una casa propria oppure, alla vigilia delle elezioni, torna inevitabilmente a cercare ospitalità altrove?**