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Attacco alla Libia. L’operazione El Dorado Canyon

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Attacco alla Libia. L’operazione El Dorado Canyon

 

Operazione El Dorado Canyon è il nome in codice che fu attribuito al bombardamento della Libia che gli Stati Uniti d’America eseguirono il 15 aprile 1986.

Gheddafi, leader libico, era da sempre una spina nel fianco nella politica estera americana:  decisamente anti-Israele   aveva appoggiato gruppi estremisti nei territori palestinesi ed in Siria. Dopo gli attacchi agli aeroporti di Roma e Vienna nel 1985, con 19 morti e 140 feriti, Gheddafi dichiarò che avrebbe continuato a sostenere Rote Armee Fraktion, Brigate Rosse ed IRA fintanto che i governi europei avessero sostenuto i dissidenti libici.

Il 5 aprile 1986 agenti libici compirono l’attentato alla discoteca La Belle di Berlino Ovest, uccidendo tre persone e ferendone 229 tra i presenti nel locale. La Germania Ovest e gli USA ottennero trascrizioni di telegrammi inviati da agenti libici nella Germania Est, implicati nell’attacco.

Il presidente Ronald Reagan ordinò un attacco alla Libia il 14 aprile. Francia, Spagna e Italia rifiutarono agli Stati Uniti tanto il diritto di sorvolo quanto l’uso di basi continentali europee,  imponendo ai veivoli americani un diffuso ricorso al rifornimento in volo.

Messo in allarme da una telefonata (si dice dello stesso Bettino Craxi) , il leader libico Gheddafi con la sua famiglia lasciò precipitosamente il proprio complesso residenziale prima dell’attacco.

L’attacco iniziò alle 02:00 (ora libica), e durò circa dodici minuti, con 60 tonnellate di munizioni sganciate. Diciotto bombardieri F-111 coadiuvati da quattro aerei per la guerra elettronica (ECM) EF-111 partiti dal Regno Unito bombardarono l’aeroporto di Tripoli, un centro addestramento subacquei presso l’accademia navale e le caserme di Bab al-Azizia a Tripoli.

Durante il bombardamento un F-111 americano venne abbattuto da un missile terra-aria (SAM) libico sul golfo della Sirte. Alcune bombe andarono fuori bersaglio, colpendo siti civili e diplomatici di Tripoli, in cui fu danneggiata la stessa ambasciata francese.

Alcuni soldati libici, confusi ed in preda al panico, abbandonarono le rispettive posizioni, mentre i loro ufficiali tardavano ad impartire gli ordini del caso. La contraerea libica non aprì il fuoco prima che gli aerei avessero già sorvolato i relativi obiettivi. Ventiquattro aerei, tra F/A-18 Hornet e A-6 Intruder, decollati da portaerei bombardarono radar ed installazioni antiaeree a Bengasi prima di colpire le caserme Benina e Giamahiria.

La Libia reagì lanciando due missili Scud contro la stazione di radionavigazione USCG di Lampedusa, che sorvolarono l’isola precipitando in mare.

 

fonte@ tutto80.it/