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Agrigento, riaffiorano i colori della città romana nella Valle dei Templi

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Gli scavi della Scuola Normale Superiore restituiscono affreschi, stucchi ed elementi architettonici del I secolo avanti Cristo. Resta da chiarire se appartenessero a una grande domus o a un portico monumentale.
Nuove tracce della Agrigento romana emergono nel Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. La Scuola Normale Superiore ha rinvenuto resti di affreschi, stucchi ed elementi architettonici risalenti al I secolo avanti Cristo, nell’area del Poggio di San Nicola. La scoperta, annunciata il 6 ottobre, arricchisce le conoscenze su un settore centrale della città antica.
I reperti provengono da un edificio situato poco a sud dell’ekklesiasterion, lo spazio destinato alle assemblee dei cittadini dell’antica Akragas. Le strutture individuate, caratterizzate dalla presenza di colonne e di un porticato, potrebbero appartenere al peristilio di una residenza di grandi dimensioni oppure a un complesso monumentale pubblico. La funzione dell’edificio rimane oggetto di studio.
Intonaci policromi e nuove domande
Il professor Gianfranco Adornato, supervisore delle ricerche, ha segnalato numerosi frammenti di intonaci policromi riconducibili al secondo e al terzo stile della pittura parietale romana. Questi materiali contribuiranno a precisare la cronologia e le caratteristiche decorative del complesso.
La scoperta restituisce anche un’immagine più ricca del sito: accanto alle architetture monumentali, i frammenti conservano tracce dei colori e degli ambienti che accompagnavano la vita della città. Il loro studio potrà aiutare a comprendere come questo settore urbano cambiò durante la dominazione romana.
Ricerca e formazione sul campo
La campagna, iniziata il 7 settembre e in programma fino al 9 ottobre, è la terza campagna-scuola della Normale sugli edifici del Poggio di San Nicola. L’istituto opera ad Agrigento dal 2020, nell’ambito delle ricerche condotte da università italiane e internazionali sotto l’egida del Parco, diretto da Roberto Sciarratta.
Per la Sicilia, il ritrovamento conferma il valore della continuità della ricerca archeologica. Ogni frammento aggiunge informazioni al patrimonio conosciuto e offre nuove possibilità di raccontare ai visitatori la storia di Agrigento, attraverso le diverse epoche che ne hanno trasformato gli spazi e la vita pubblica.