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Zenone. Argomenti contro la molteplicità

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di Gianni De Iuliis

«Sì, o Socrate – disse Zenone. – Ma tu allora non hai colto affatto la vera intenzione dell’opera [. . .] Questo scritto è in realtà una difesa del ragionamento di Parmenide contro coloro che impresero a metterlo in ridicolo […] Dunque questo scritto si contrappone a coloro che affermano la molteplicità e rende loro la pariglia e ancor più, volendo mostrar questo, che l’ipotesi della molteplicità sbocca a conseguenze più ridicole dell’ipotesi dell’unità, quando le conseguenze siano tratte opportunamente»

(Platone)

Abbiamo visto come Zenone (Elea 489 a.C. – 431 a.C.), utilizzando il metodo dialettico, cioè quello di ammette la tesi dell’avversario per poterla poi confutare dimostrandone l’assurdità, indirizzava tutta la sua filosofia alla difesa delle tesi del suo maestro, Parmenide, contro quanti ritenevano che se la realtà fosse una, si cadrebbe in una serie di contraddizioni.

Zenone, al contrario, afferma che si caderebbe in contraddizione ammettendo che la realtà non è una, giudicando così come assurde le dottrine che ammettono la molteplicità e il mutamento.

Così la dialettica si rivela in Zenone la più efficace tecnica confutatoria.

Mostriamo, ora, due argomenti zenoniani contro la pluralità, anche per analizzare nel dettaglio la sua tecnica confutatoria e vedere concretamente l’applicazione del suo metodo dialettico.

Il primo argomento scaturisca dall’accettare le tesi dei sostenitori della pluralità, mettendone poi in evidenza le contraddizioni. Zenone afferma che se si ammette che le cose siano molte, esse sarebbero contemporaneamente di un numero finito e infinito. Finito perché sono “x”, né più né meno; infinito perché tra due cose ce ne sarebbe sempre una terza e tra questa e le altre due ce ne sarebbe un’altra ancora e così via all’infinito. Quindi ammettere la molteplicità significa chiudersi in una contraddizione.

Zenone afferma, nel secondo argomento, che è contraddittorio ammettere che ogni cosa è costituita da molte unità: se tali unità non avessero grandezza, anche le cose composte non avrebbero grandezza; se invece avessero grandezza, le cose composte da infinite unità sarebbero infinite.

(42. Continua)