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Pietro Ramo

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Dizionario di filosofia (2009)
(fr. Pierre de la Ramée, latinizz. Petrus Ramus) Filosofo francese (Cuts, Vermandois, 1515 – Parigi 1572). Di modeste condizioni, riuscì a frequentare l’univ. di Parigi, dove (1536) ottenne il titolo di magister artium. Dopo alcuni anni di insegnamento a Parigi, pubblicò (1543) le Dialecticae institutiones ad Lutetiae Parisiorum Academiam e le Aristotelicae animadversiones. Nonostante la condanna delle due opere, egli ottenne poi (1551) una cattedra all’università. Convertitosi (1561) al protestantesimo, fuggì da Parigi, dove tornò due anni dopo, ma dovette allontanarsene di nuovo (1567-68). Riparato in Germania e in Svizzera, tornò (1570) a Parigi, dove morì nella strage della notte di s. Bartolomeo. Tra le altre sue opere si ricordano: Dialectique (1555); Scholarum physicarum libri octo (1565); Scholarum metaphysicarum libri XIV (1566); Scholae in tres primas liberales artes (1569); Scholarum mathematicarum libri unus et triginta (1570); Defensio pro Aristotele adversus Jacobum Schecium (1571). Iniziata la sua attività come insegnante di retorica, R. volle realizzare un nesso tra questa e la dialettica, liberata dal formalismo astratto della logica scolastica di impianto aristotelico e ricondotta al metodo socratico-platonico. Dalla cattedra del Collège Royal (1551) trattò poi tutte le arti liberali, ampliando il proprio interesse alla fisica e alla metafisica, ed estendendo insieme i suoi propositi di riforma dottrinale, fino a delineare una «scientia universalis» articolata secondo le varie materie e avente a centro unitario i principi della dialettica. Il nome di R. è però legato soprattutto alla riforma di quest’ultima, che intese modellare sull’archetipo della «dialectica naturalis», e quindi sul modo naturale di procedere del pensiero umano, nel quale possono essere distinti due momenti: quello della posizione del problema e della ricerca della soluzione, e quello della formulazione in forme linguistiche appropriate degli argomenti trovati; perciò la dialettica avrà due branche, secondo l’indicazione degli antichi tramandata da Cicerone: inventio (con trattazione dei loci come «sedes argumentorum», o topica) e dispositio o iudicium (che si articola nella trattazione dell’enunciazione, del sillogismo e del metodo o sistema). I sei modi sillogistici che vanno sotto il suo nome, e nei quali il medio è un termine discreto o singolare (per es., «quest’uomo» o «Socrate»), sono in realtà una ripresa del «syllogismus expositorius» degli scolastici. La centralità dell’aspetto metodologico del sapere assume un valore antiformalistico (e antiaristotelico) e si coniuga con prospettive e risultati della metodologia filologica nel progetto di un sapere organico e innovativo, proiettato verso uno sviluppo della logica più vicino ai processi naturali del pensiero e, mediante l’inventio, aperto verso i processi naturali e più spontanei dello spirito, pur senza rinunciare al controllo della ragione. Nel progetto ramista la moderna istanza innovativa e riformatrice converge con la lezione rinascimentale del recupero dei classici e del metodo filologico, a costituire una costruzione alternativa alla cultura scolastica il cui impulso sarà presente anche in epoca cartesiana, allorché nel definirsi della Logica di Port-Royal (➔) (1662), saranno accolte alcune istanze teoriche e metodologiche del ramismo.