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Belice e altre storie, la stella di Consagra brilla per il centenario

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AGI – La luce e la bellezza oltre le macerie del terremoto del Belice. Si chiudono le celebrazioni per il centenario della nascita di Pietro Consagra e un video dell’assessorato regionale ai Beni culturali e della Fondazione Orestiadi racconta la straordinaria figura dell’artista che più di ogni altro ha segnato il progetto di ricostruzione di Gibellina, trasformata in uno dei siti più suggestivi della  Sicilia.

Siciliano di nascita, Pietro Consagra si inserisce a pieno titolo tra i maestri dell’arte astratta italiana del dopoguerra, insieme agli amici Carla Accardi di Trapani e Antonio Sanfilippo di Partanna, anch’essi parte del gruppo Forma. Rispondendo per primo all’appello di Ludovico Corrao, che dopo il terremoto del ’68 si impegnò per rendere Gibellina città d’arte, fu capace di coinvolgere nell’opera di ricostruzione numerosi, architetti e intellettuali.

Da lì nacque un rapporto fortissimo con Gibellina, reinterpretando anche alcune espressioni della tradizione locale, come il carro del santo patrono ed i ‘prisenti’, i drappi esposti in occasione delle processioni, fino alla scelta di esservi sepolto dopo la morte, avvenuta a Milano nel luglio del 2005.

Passando dalla “Stella d’ingresso al Belice” alla “Città di Tebe”, la creatività astrattista di Consagra, è ripercorsa nel video attraverso le immagini delle vie e delle piazze di Gibellina, il cui progetto di ricostruzione fu un progetto di rinascita di un’intera comunità, comunque sempre attuale.

“Un sentimento profondo del suo essere artista”, disse Ludovico Corrao, “che lo porta a servizio delle ricamatrici di Gibellina, dei giovani ceramisti, delle famiglie che gli chiedono di disegnare i cancelli delle cappelle funerarie del nuovo cimitero, il Carro e il ‘prisenti’ per la processione di San Rocco patrono della città, gli archi e le luminarie per le feste, i gonfaloni per gli addobbi delle strade, i sedili per il riposo lungo le vie alberate”.

Una lezione che conferma il valore dell’arte “che non è mai arte minore. Una testimonianza forte e generosa del significato della rifondazione di una città. Rifonda cioè una nuova città che è antica ma che continua il rito del viaggio del nomadismo, delle contaminazioni, e proclama la sua fede nel futuro. Consagra in realtà reinterpreta con profondità di pensiero i segni e le forme possenti del Mediterraneo. Una felice riprova ne è la Porta del Belice, amata con tutto il cuore da queste genti e chiamata ormai Stella di Gibellina”.


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