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Nella coda scintillante della cometa di Halley

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Il 18 maggio 1910 la Terra passò nella coda della cometa di Halley

Il poeta Giovanni Pascoli gli dedicò un Inno, nello stesso anno in cui la Terra passò attraverso la sua coda. Era il 1910, e già la cometa di Halley era una vera ‘star’. Con il suo passaggio fugace dopo lunghe assenze, la sua scia luminosa portatrice di sogni e leggende fu visibile dal nostro Pianeta. Pascoli la definì la stella randagia, immaginando che cercasse la porta per fuggire dall’universo. Ma quella notte del 18 maggio di oltre un secolo fa la cometa di Halley entrò nella storia per diversi motivi. Non solo fu la prima orbita della cometa per cui esistano fotografie, ma fu anche un passaggio relativamente ravvicinato alla Terra, che creò spettacolari vedute. La Terra passò attraverso la sua coda, e tutte le stelle intorno, come nell’Inno di Pascoli, impallidirono.

Oltre un secolo prima di quel 18 maggio, esattamente nell’837, la più famosa e brillante delle comete periodiche passò vicinissima al nostro Pianeta. La sua coda andò quasi da un orizzonte all’altro. Fu l’avvicinamento più stretto degli ultimi 2000 anni. Una magnifica rarità per quella stella randagia caratterizzata da periodi orbitali compresi tra i 20 ed i 200 anni. Quella cometa che prese il nome dal suo scopritore, l’astronomo inglese Edmond Halley, che la osservò nel 1682. Sir Halley confrontò l’orbita di quella stella con quella di altre osservate nel 1531 e nel 1607. Scoprendo che erano simili. Anzi, era sempre lei, che si ripresentava a intervalli di una settantina d’anni. Dopo la sua morte, nel 1758, la cometa fu effettivamente osservata secondo quanto l’astronomo aveva predetto. E fu chiamata Halley in suo onore.

La cometa di Halley tra storia e leggenda

I calcoli di Halley permisero di individuare le prime apparizioni della cometa nella documentazione storica: quando fu osservata nel 1456, passò molto vicino alla Terra. La sua coda si estese su sessanta gradi nel cielo, e prese la forma di una scimitarra. Nel 1066 si pensò fosse un presagio: quell’anno Aroldo II d’Inghilterra morì nella Battaglia di Hastings. Raffigurata sull’Arazzo di Bayeux, prima le testimonianze poi i resoconti storici la descrissero ‘quattro volte la grandezza luminosa di Venere’, e con ‘una luce uguale ad un quarto di quello della Luna’.

E che dire della folgorante visione di Giotto che portò alla creazione dell”Adorazione dei Magi’,  noto affresco della Cappella degli Scrovegni a Padova. Qui è visibile una stella cometa poggiata sulla capanna dove ha luogo la Natività. Presumibilmente l’idea di dipingere una cometa piuttosto che la classica stella dalla quale si diramano tre punte, simbolo Trinitario, nacque proprio dalla visione della cometa di Halley, al quale lo stesso Giotto avrebbe assistito tra il 1301 e il 1302. L’ultima volta che è stata visibile dal nostro Pianeta, nel 1986, non aveva la luminosità di sempre. Molti rimasero delusi perchè non riuscirono ad osservarla.

La stella randagia di Halley tornerà nel 2062

Quell’avvicinamento della cometa di Halley alla Terra dell’86 fu meno favorevole per gli avvistamenti perchè la stella randagia citata da Pascoli non raggiunse la luminosità degli incontri precedenti. Con l’aumento dell’inquinamento luminoso dovuto all’urbanizzazione, molte persone non la videro affatto. Comunque, lo sviluppo del viaggio spaziale ha dato agli scienziati l’opportunità di studiarla da vicino: molte sonde furono lanciate per osservare questo fenomeno stellare. La più spettacolare fu la sonda Giotto, lanciata dall’Agenzia Spaziale Europea, che passò vicino al nucleo di Halley. Tra le altre sonde pronte allo storico avvistamento, ci furono Vega 1 e Vega 2 dell’Unione Sovietica, le due giapponesi, Suisei e Sakigake e la sonda statunitense ICE.

La stella cometa più famosa proveniente dalla Fascia di Kuiper (una fascia costituita da corpi minori del sistema solare esterna rispetto all’orbita dei pianeti maggiori), ritornerà nel 2062. Si tratta di una delle poche comete che dà origine a due distinti sciami meteorici: le Eta Acquaridi (inizio maggio) e le Orionidi (ottobre). Ma oggi l’orbita della cometa di Halley passa a una tale distanza dalla Terra da non consentire a nuovi meteoroidi di raggiungere la nostra atmosfera: le meteore che vediamo sono dovute alle polveri staccatesi dalla cometa di Halley negli ultimi due millenni. In queste notti di maggio, nel picco delle Acquaridi, è possibile ammirare le stelle cadenti prodotte dallo sciame di polveri lasciato dal passaggio della ‘star’. Lo sciame infatti è attivo per buona parte del mese di maggio e al momento del picco si prevedono circa venti meteore l’ora. Alzando gli occhi al cielo, è possibile incrociare una scia luminosa ed esprimere un desiderio.

Fonte: socialmediaitaly