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Firenze, Giotto torna a parlare al presente: restaurate le “Storie di San Francesco”

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Dopo quattro anni di lavoro riapre alla piena fruizione la Cappella Bardi nella Basilica di Santa Croce. Il grande ciclo francescano di Giotto recupera leggibilità, profondità e forza narrativa. Il restauro diventa anche un viaggio dentro il modo di lavorare del maestro.
A Firenze torna visibile nella sua straordinaria potenza uno dei grandi capolavori dell’arte italiana. Dopo quattro anni di studio e restauro, le “Storie di San Francesco” di Giotto, nella Cappella Bardi della Basilica di Santa Croce, sono nuovamente offerte allo sguardo del pubblico.
Non si tratta semplicemente del recupero di un ciclo pittorico. La Cappella Bardi rappresenta uno dei passaggi fondamentali della rivoluzione figurativa giottesca: le figure acquistano peso, gli ambienti diventano spazi abitabili, i gesti raccontano sentimenti e rapporti umani. La pittura medievale comincia ad avvicinarsi a una nuova rappresentazione dell’uomo e della realtà.
Un restauro estremamente complesso
Le condizioni delle pitture hanno richiesto un intervento particolarmente delicato. Abrasioni, grandi lacune e circa cinquemila piccole mancanze rendevano difficile una lettura unitaria delle scene.
Il lavoro è stato quindi preceduto da approfondite indagini diagnostiche, necessarie per individuare le parti maggiormente fragili. Si è proceduto prima al consolidamento, alla rimozione dei depositi superficiali e alla sostituzione delle vecchie stuccature; successivamente si è affrontato il delicato problema dell’integrazione delle lacune.
L’obiettivo non era ricostruire arbitrariamente ciò che il tempo aveva cancellato, ma restituire continuità alla visione rispettando la storia materiale dell’opera.
Le sorprese sotto la superficie
Particolarmente importante è stata la pulitura della volta, che ha permesso di apprezzare nuovamente la qualità delle allegorie delle Virtù francescane.
Le analisi hanno inoltre consentito di distinguere meglio tecniche e mani diverse all’interno della bottega guidata da Giotto. Il maestro combinò lavorazioni ad affresco e interventi a secco, utilizzandoli per ottenere differenti risultati cromatici e spaziali.
Incisioni e linee preparatorie sono state inoltre oggetto di una mappatura digitale, offrendo agli studiosi nuovi strumenti per comprendere come venne progettato e realizzato il ciclo.
Un capolavoro sopravvissuto alla storia
La vicenda della Cappella Bardi racconta anche quanto possa essere fragile il patrimonio culturale. Nel Settecento gli affreschi rischiarono persino di essere cancellati sotto uno strato d’intonaco.
Furono riscoperti nell’Ottocento e successivamente sottoposti a diversi interventi. Importante fu quello condotto da Leonetto Tintori tra il 1957 e il 1959. Il nuovo restauro rappresenta quindi un ulteriore capitolo di una storia secolare di conservazione, perdita e riscoperta.
L’intervento contemporaneo è stato promosso dall’Opera di Santa Croce insieme all’Opificio delle Pietre Dure, con il sostegno di istituzioni pubbliche, fondazioni e donatori privati.
Quando restaurare significa conoscere
La riapertura della Cappella Bardi ricorda che un restauro moderno non serve a rendere un’opera semplicemente «più bella». Serve a conservarla, studiarla e renderne nuovamente comprensibile il linguaggio senza cancellare le tracce del tempo.
E davanti alle figure di Giotto emerge ancora una volta la grandezza di quella rivoluzione iniziata sette secoli fa: trasformare una storia sacra in un racconto profondamente o dei testi fondamentali della pittura europea.