Type to search

Dimissioni per ‘fatti concludenti’, giudice condanna società

Share

E’ la prima sentenza in Italia sulla nuova disciplina sulle dimissioni per ‘fatti concludenti’. Una nota società di servizi ha deciso di approfittare della legge appena entrata in vigore sulle dimissioni per ‘fatti concludenti’ e ha lasciato la propria dipendente con figli, a casa, senza lavoro e senza il paracadute dell’indennità di disoccupazione. I fatti sono accaduti in Trentino e dopo due giorni dall’entrata in vigore della nuova legge, il 12 gennaio 2024, il datore di lavoro ha comunicato al Servizio lavoro della Provincia autonoma di Trento le dimissioni tacite per assenza della lavoratrice. Quest’ultima, però, assistita dall’Ufficio vertenze della Cgil del Trentino e dall’avvocato Giovanni Guarini, ha fatto ricorso in Tribunale e ha vinto.
Il Tribunale del lavoro di Trento ha riconosciuto non valido quel licenziamento e ha condannato la società in via prioritaria a reintegrare in servizio la propria dipendente o, in via alternativa, al pagamento di un indennizzo economico pari a cinque mensilità più tutti i contributi previdenziali e le spese legali. Il giudice ha contestato alla società l’errata applicazione della legge 203-2024 sulle dimissioni per ‘fatti concludenti’, norma che consente al datore di lavoro di prendere atto in via automatica delle dimissioni volontarie del proprio dipendente se questi si assenta in modo ingiustificato per un numero di giorni minimo fissato dal contratto nazionale di riferimento e che comunque non può essere inferiore rispetto ai 15 giorni previsti dalla legge. Nel caso in questione i giorni erano tre e il contratto quello del terziario. (AGI)
BZ1/LIL