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Cosa scrivono gli altri (Libero – 190 milioni per i mondiali di calcio. Se andrà bene la Rai ne perderà 50)

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Viale Mazzini ha strapagato i Mondiali 2022 in Qatar, tanto i guai saranno del prossimo Cda…
GABRIELE FAZI · apr 11, 2021

■ A poche settimane dalla scadenza del mandato, i vertici Rai hanno voluto salutare tutti con una bella vittoria per il Servizio pubblico: la conquista dei diritti per i Mondiali di Calcio 2022. Peccato sia una vittoria di Pirro perché la Rai, come dimostrano i numeri, con quello che ha pagato alla fine perderà soldi, soldi dei contribuenti. E perché dovrebbe farlo? Perché oggi si incassano gli onori, mentre gli oneri finiranno sul bilancio del prossimo Consiglio d’amministrazione e quindi chissenefrega.
Che l’operazione sia in perdita per lo Stato (proprio nell’anno della peggior crisi economica causata dal Covid) lo dimostrano i conti fatti dagli esperti in materia di diritti sportivi, gente che conosce ogni dettaglio del rapporto tra spesa e incassi pubblicitari. Cominciamo proprio dagli spot. Ammettendo che una tv trasmetta tutti i 64 incontri dei Mondiali (e non sappiamo ancora se la Rai li manderà tutti o ne cederà una parte ad altre piattaforme) può incassare al massimo circa 100-110 milioni di euro.
Una cifra confrontabile con quella ottenuta con gli spot negli ultimi Mondiali 2018, quelli di Russia senza l’Italia: allora li aveva Mediaset che in tutto riuscì a incamerare quasi 90 milioni pagandone circa 80 per acquistare i diritti (essendo quotata in Borsa, i valori si possono trovare a bilancio). Mediaset che oltretutto non aveva i vincoli di raccolta pubblicitaria che invece si becca la Rai che incassa il canone.
Considerando dunque che nel 2018 i listini degli spot erano decisamente più elevati di oggi (il mercato della pubblicità italiana nel frattempo ha peso il 40% del valore) non basterà a far moltiplicare gli incassi 2022 il fatto che molto probabilmente l’Italia parteciperà al torneo: come detto da 90 milioni di incassi si passerà per la Rai al massimo a 100-110, perché le partite sicure dell’Italia saranno tre, quelle del girone, dopodiché si apre un grande punto interrogativo e se anche gli Azzurri raggiungessero la finale, i match totali disputati dall’Italia sarebbero sette. Sette boom di ascolti su un totale di 64 partite.
Morale, prima dell’asta per l’assegnazione, il dossier Mondiali è stato studiato da tutti i manager delle tv e, considerando anche il fatto che i match si disputeranno in novembre e dicembre, alta stagione tv, il valore è stato fissato in una forchetta tra i 100 e i 115 milioni, a cui vanno aggiunti i costi di produzione. Questo per arrivare almeno al pareggio oltre che alla gloria.
Pare che quest’anno Mediaset ci abbia riprovato – ma Cologno non conferma – con il solito stile “opportunista” (parola molto usata dal Biscione) offrendo una cifra leggermente più alta del razionale per essere in partita. Ma dicono che quando sono state aperte le buste ed è apparsa l’offerta Rai – pare oscillare tra 170 e 180 milioni – tutti siano impalliditi. In effetti, il commento soddisfatto della Fifa («L’asta italiana è stata molto competitiva») lascia intendere offerte esagerate.
Insomma, la vittoria di Pirro garantisce lavoro sicuro per le strutture giornalistiche di Viale Mazzini e prestigio ai boss, ma assicura conti sicuramente in rosso (più o meno 50 milioni di euro anche considerando i vantaggi di non dover spendere per altri programmi le sere delle partite). Oltretutto l’investimento pubblico non va a finanziare il sistema calcio italiano in crisi nera (la Serie A), ma riempie di soldi la Fifa, associazione con sede in Svizzera che al prezzo di acquisto aggiunge un’extra-tassa – detta withholding tax – del 5%: altri 9 milioni. Così, ieri, il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi: «La Rai faccia chiarezza sull’acquisto dei diritti per i Mondiali. Se fosse vero che il servizio pubblico ha messo sul piatto addirittura 190 milioni di euro, più del doppio della cifre spese da Mediaset nel 2018 e dalla stessa Rai nel remmo di fronte ad un utilizzo che va chiarito di risorse pubbliche». Ci faranno