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IL LIBRO DEL GIORNO – 9 SETTEMBRE “Storia della verità” di Michel Foucault

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Chi decide che cosa è vero? Un Foucault inedito arriva in libreria e ci costringe a interrogarci sul rapporto fra sapere, potere e libertà
di Redazione
Può esistere il potere senza produrre anche una propria forma di sapere? E ciò che una società considera “vero” nasce esclusivamente dall’accertamento dei fatti oppure anche dalle istituzioni, dalle regole e dai rapporti di forza attraverso i quali quella verità viene riconosciuta?
Sono interrogativi sorprendentemente contemporanei quelli che attraversano “Storia della verità. Corso all’Università di Buffalo marzo-aprile 1972” di Michel Foucault, appena pubblicato in Italia da Einaudi.
È il nostro Libro del giorno del 9 settembre.
Non siamo davanti a un nuovo libro scritto oggi, naturalmente. Foucault morì nel 1984. Si tratta della pubblicazione di un ciclo di conferenze tenute dal filosofo francese nel 1972 all’Università di Buffalo, negli Stati Uniti.
Proprio per questo il volume possiede un fascino particolare: permette di entrare quasi nel laboratorio intellettuale di uno dei pensatori più influenti del Novecento.
La verità ha una storia
Il titolo potrebbe far pensare a una storia delle grandi verità elaborate dall’umanità.
Foucault percorre una strada differente.
Il suo interesse riguarda il modo attraverso il quale una società produce, organizza e riconosce ciò che considera vero.
La verità, nella prospettiva foucaultiana, non vive isolata dalla storia.
Intorno ad essa esistono istituzioni, pratiche giudiziarie, sistemi etici, rituali religiosi, strategie politiche e meccanismi sociali.
Foucault studia soprattutto il mondo greco e il Medioevo occidentale per mostrare come la formazione del sapere si intrecci con quella del potere.
Potere e sapere
È uno dei grandi temi di tutta l’opera di Foucault.
Siamo abituati a pensare al sapere e al potere come realtà separate.
Da una parte chi conosce.
Dall’altra chi comanda.
Foucault ci invita invece a osservare quanto frequentemente i due fenomeni crescano insieme.
Chi esercita un potere ha bisogno di conoscere, classificare, registrare e stabilire norme.
E la produzione di conoscenza può, a sua volta, generare nuove forme di potere.
Pensiamo allo Stato moderno.
Anagrafi, statistiche, sistemi sanitari, tribunali, scuole, carceri, archivi.
Sono strumenti di conoscenza.
Ma sono contemporaneamente strumenti attraverso i quali una società viene organizzata.
Perché leggerlo nel 2026
Ed è qui che un corso universitario del 1972 diventa incredibilmente contemporaneo.
Viviamo immersi nella più grande quantità di informazioni mai prodotta dall’umanità.
Ogni giorno riceviamo notizie, video, post, sondaggi, statistiche e opinioni.
Abbiamo accesso a una quantità immensa di conoscenza.
Eppure una delle grandi crisi delle democrazie contemporanee riguarda proprio la capacità di distinguere fatti, interpretazioni, propaganda e falsificazione.
La domanda di Foucault diventa allora inevitabile:
come si costruisce ciò che una società riconosce come vero?
Dai tribunali agli algoritmi
Nel 1972 Foucault non poteva conoscere social network, intelligenza artificiale e piattaforme digitali.
Ma alcune delle sue domande sembrano scritte per il nostro tempo.
Oggi una parte enorme della realtà che conosciamo ci arriva attraverso un algoritmo.
Qualcuno decide quali contenuti mostrarci.
Qualcuno stabilisce quali informazioni acquistano visibilità.
Un’informazione ripetuta milioni di volte può sembrare vera indipendentemente dalla sua attendibilità.
E un fatto perfettamente documentato può diventare quasi invisibile se nessuno lo distribuisce.
Il problema della verità diventa quindi anche problema della circolazione della conoscenza.
La politica e la battaglia sulla realtà
Questo meccanismo è particolarmente evidente nella politica.
Le democrazie hanno sempre conosciuto propaganda e manipolazione.
La novità contemporanea è la velocità.
Una dichiarazione attraversa il mondo in pochi secondi.
Un’immagine può essere modificata.
Un video può essere generato artificialmente.
Una falsità può raggiungere milioni di persone prima che una verifica riesca a smentirla.
Per questo la questione posta da Foucault non appartiene soltanto alla filosofia.
Riguarda direttamente la qualità della democrazia.
Ma Foucault non dice che “tutto è falso”
È importante evitare una lettura superficiale.
Interrogarsi sulla costruzione storica della verità non significa affermare che non esistano fatti oppure che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore.
Significa domandarsi attraverso quali procedure, istituzioni e relazioni sociali determinate conoscenze vengono prodotte e riconosciute.
È una distinzione fondamentale soprattutto oggi.
La critica dei meccanismi attraverso i quali si produce sapere non deve diventare un alibi per negare l’esistenza della realtà.
Deve servire, al contrario, a comprenderla meglio.
Un libro anche sulla libertà
Perché studiare il rapporto tra sapere e potere?
Perché comprendere come funziona il potere rappresenta già una forma di libertà.
Foucault non descrive infatti soltanto disciplinamento e assoggettamento. Nel percorso delle conferenze emergono anche soggettivazione e resistenza.
Dove esistono meccanismi che organizzano gli individui esiste anche la possibilità di riconoscerli, criticarli e trasformarli.
La filosofia smette allora di essere una disciplina astratta.
Diventa uno strumento attraverso il quale osservare diversamente la società.
Un Foucault da scoprire
Il volume è particolarmente prezioso anche per gli studiosi perché contiene materiali e analisi che, secondo la presentazione editoriale, non furono successivamente ripresi nei libri o negli altri corsi del filosofo.
Non è quindi semplicemente una riproposizione delle idee più note di Foucault.
È un tassello ulteriore nella ricostruzione della sua genealogia del sapere e del potere.
Ed è forse proprio questa caratteristica a rendere Storia della verità una delle novità filosofiche più interessanti di settembre.
La domanda che rimane
Nel 1972 Foucault parlava davanti agli studenti dell’Università di Buffalo.
Più di mezzo secolo dopo quelle lezioni arrivano nelle librerie italiane in un mondo completamente trasformato.
Ma la domanda fondamentale non è scomparsa.
È diventata, semmai, ancora più urgente.
Chi produce ciò che sappiamo?
Chi stabilisce ciò che consideriamo vero?
Quale rapporto esiste tra conoscenza e potere?
E soprattutto:
quanto siamo realmente liberi quando non conosciamo i meccanismi attraverso i quali si forma ciò che crediamo?
IL LIBRO
Michel Foucault
Storia della verità
Corso all’Università di Buffalo marzo-aprile 1972
Einaudi, 2026
Traduzione di Valeria Zini
384 pagine – €25
⭐ Perché lo consigliamo
Perché è una novità editoriale appena arrivata in libreria, ma affronta una delle questioni più urgenti del presente.
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, degli algoritmi, della disinformazione e delle battaglie politiche sulla realtà, tornare a interrogarsi sulla storia della verità significa anche chiedersi quale democrazia vogliamo costruire.
I dati editoriali – editore Einaudi, traduzione di Valeria Zini, 384 pagine e prezzo di copertina di 25 euro – risultano confermati dalle schede librarie consultate. �
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