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8 dicembre 1970. Il fallito tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese

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di Gianni De Iuliis

Il golpe Borghese (citato anche come golpe dei forestali o golpe dell’Immacolata, anche notte di Tora Tora, in ricordo dell’attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941) fu un tentato colpo di Stato avvenuto in Italia durante la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 e organizzato dal principe Junio Valerio Borghese, fondatore del Fronte Nazionale in collaborazione con Avanguardia Nazionale. Dopo una prima condanna di numerosi congiurati, del 14 luglio 1978, la sentenza d’appello del 27 novembre 1984 mandò tutti assolti. Il 25 marzo 1986 la Cassazione confermò l’assoluzione di tutti gli imputati.

Borghese, noto anche con il soprannome di principe nero, era in precedenza conosciuto per essere stato il comandante della X Flottiglia MAS fin dal maggio 1943. Dopo l’8 settembre 1943 con il proprio reparto aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana.

Il golpe fu annullato dallo stesso Borghese mentre era in corso di esecuzione, per motivi mai chiariti. Per evitare l’arresto si rifugiò in Spagna, dove rimase fino alla morte, avvenuta a Cadice il 26 agosto 1974, non rientrando in Italia neanche dopo che, nel 1973, fu revocato l’ordine di cattura spiccato nei suoi confronti dalla magistratura italiana.

l golpe era stato progettato dal 1969 quando vennero formati gruppi clandestini armati con stretti rapporti con le forze armate italiane. In accordo con diversi vertici militari e membri dei Ministeri, il piano prevedeva l’occupazione del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa, delle sedi Rai e dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefoni) e la deportazione degli oppositori presenti nel Parlamento. Era previsto anche il rapimento del presidente della Repubblica e l’assassinio di Angelo Vicari, a quel tempo capo della Polizia di Stato; tutto questo sarebbe stato accompagnato da un proclama ufficiale alla nazione, che Borghese stesso avrebbe letto dagli studi occupati della Rai. Il testo fu ritrovato tra gli effetti personali di Borghese.

Insieme al proclama fu sequestrato tra le carte di Borghese anche il futuro programma di governo in cui vi si confermava una ferma lealtà atlantica e il piano per l’attuazione di un “patto mediterraneo” con Spagna, Portogallo e Grecia (paesi all’epoca governati da regimi autoritari), l’apertura di relazioni diplomatiche con la Rhodesia e il Sudafrica e la richiesta di ingenti prestiti da parte del Presidente degli Stati Uniti per far fronte alla crisi economica nel paese in cambio dell’invio di truppe italiane nella guerra del Vietnam e nel Sud-Est asiatico.