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Mps, i soci fermano Lovaglio: Intesa avanza, ma il futuro del credito riguarda tutti

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Bocciate le offerte su Banco Bpm e Banca Generali e la fusione con Mediobanca. Ora servono garanzie concrete per lavoratori, risparmiatori e imprese.

L’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi di Siena del 29 ottobre ha respinto il piano con cui l’amministratore delegato Luigi Lovaglio intendeva contrastare l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo. Sono state bocciate le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, la fusione con Mediobanca e la riduzione del capitale collegata alla distribuzione di un dividendo straordinario.

Il risultato è stato particolarmente netto sulle due offerte pubbliche di scambio: contro l’operazione su Banco Bpm si è espresso il 91,1% del capitale presente, mentre i contrari all’offerta su Banca Generali sono stati il 90,9%. La fusione con Mediobanca ha invece registrato il 63,65% di voti contrari. Percentuali differenti, che hanno comunque determinato la bocciatura delle proposte.

Per Intesa Sanpaolo viene così meno un ostacolo importante. Il voto, tuttavia, non equivale al perfezionamento dell’acquisizione: restano passaggi autorizzativi e le successive fasi dell’offerta. Lo stesso Lovaglio ha richiamato il procedimento Antitrust e la necessità di conoscere il perimetro effettivo dell’operazione prima di considerarne definito l’esito.

La questione supera il confronto tra amministratori e grandi azionisti. Un’aggregazione bancaria deve essere valutata anche per gli effetti sull’accesso al credito, sulla presenza degli sportelli e sulla qualità dei servizi. Per una piccola impresa, poter discutere un investimento con interlocutori che conoscono il territorio può incidere concretamente sulle possibilità di crescita.

Le economie di scala possono offrire vantaggi, ma occorre spiegare come questi benefici raggiungeranno clienti e attività produttive. Commissioni, tempi delle istruttorie, finanziamenti alle imprese e assistenza ai risparmiatori devono entrare nella valutazione pubblica dell’operazione.

Lo stesso vale per l’occupazione e per Siena. Le garanzie sul ruolo della città, sulle funzioni direzionali e sulle professionalità presenti devono tradursi in impegni verificabili. La storia del Monte rende particolarmente forte questa responsabilità.

Il compito delle istituzioni e delle autorità di vigilanza è pretendere chiarezza sugli effetti della concentrazione. Il successo finanziario dell’operazione dovrà accompagnarsi a un risultato riconoscibile per l’economia reale: credito accessibile, tutela del lavoro e servizi adeguati ai territori.