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Manifesto Ppe: Green equo; su asilo modello Ruanda

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Avanti con il Green deal tenendo conto del contesto economico e sociale e delle caratteristiche di ogni Stato; avanti con la decarbonizzazione ma l’Ue deve fissare gli obiettivi e lasciare la scelta delle tecnologie agli ingegneri; avanti con l’alleanza atlantica ma l’Europa dev’essere in grado di proteggere se stessa e i propri cittadini, abbandonando anche il principio dell’unanimità nelle delibrazioni su sanzioni contro i regimi totalitari; e l’Europa deve proteggere anche i propri confini (anche con i muri), decidendo chi ha diritto all’asilo e chi no, con la possibilità di trasferire in Paesi terzi i richiedenti asilo per esaminare la loro domanda ed eventualmente accoglierli in questi Paesi, emulando in sostanza il modello Ruanda britannico.
E’ l’Europa tracciata nel Manifesto politico del Partito popolare europeo (Ppe) che si riunirà in Congresso domani e giovedì a Bucarest per ufficializzare la candidatura di Ursula von der Leyen per un secondo mandato alla guida della Commissione europea. Il manifesto è ancora in corso di finalizzazione e gli elementi riportati sono contenuti nell’ultima bozza di cui l’AGI ha preso visione.
“Il Green deal per noi non è una nuova ideologia come quella sostenuta dai Verdi o dai Socialisti, è il segno distintivo dell’Europa più prospera, innovativa, competitiva e sostenibile immaginata dal Ppe”, si legge nel manifesto. “Raggiungeremo le soluzioni migliori solo se utilizzeremo tutte le possibilità tecnologiche senza alcun pregiudizio o ideologia. Difendiamo il principio della neutralità tecnologica e una politica fondata sulla creazione di incentivi per le imprese e l’industria. L’Ue può fissare obiettivi per ridurre le emissioni di gas serra, ma deve lasciare spazio agli attori privati, locali e industriali per trovare soluzioni tecnologiche adeguate. Riteniamo che una politica di incentivi positivi sia molto più efficace. Siamo a favore dell’apertura tecnologica nell’economia, nell’energia e nella protezione del clima. Gli ingegneri, non i politici, insieme al mercato dovrebbero decidere la migliore tecnologia per raggiungere la neutralità del carbonio”, si legge ancora. In una prima versione del Manifesto si faceva chiaro riferimento al divieto di auto a motore a combustione dal 2035.
Sulla gestione delle frontiere, quello che emerge è il cosidetto ‘modello Ruanda’ tentato dal Regno Unito per esternalizzare la gestione delle richieste d’asilo.
“Nonostante il totale rifiuto da parte dell’estrema destra di impegnarsi in modo costruttivo nella riduzione della migrazione e la riluttanza della sinistra a ridurre l’immigrazione clandestina, le nostre priorità sono chiare. Per cominciare, dobbiamo garantire frontiere esterne più forti, con un controllo migliore e più rigoroso degli arrivi irregolari”, si legge nel documento programmatico dei popolari europei. “Vogliamo trasformare Frontex in una vera guardia di frontiera e costiera europea. Triplicheremo il personale di Frontex portandolo a 30 mila, lo doteremo di poteri di attuazione e di un bilancio più elevato per acquistare attrezzature moderne e potenziare le sue capacità”, promette il Ppe.
Infine, il modello Ruanda: “Ci siamo impegnati per il diritto fondamentale all’asilo, ma l’Ue, insieme ai suoi Stati membri, deve avere il diritto di decidere a chi e dove concederlo. Concluderemo accordi con paesi terzi per garantire che anche ai richiedenti asilo possa essere riconosciuta protezione in modo civile e sicuro. Noi vogliono attuare il concetto di paesi terzi sicuri. Chiunque richieda asilo nell’Ue potrebbero anche essere trasferito in un Paese terzo sicuro e ivi sottoposti alla procedura di asilo. In caso di esito positivo, il Paese terzo sicuro concederà protezione al richiedente in loco”. Non è tutto. “Una volta attuato con successo il concetto di Paese terzo sicuro, proponiamo di ammettere nell’Ue una quota di persone bisognose di protezione attraverso quote umanitarie annuali di soggetti vulnerabili”.
(AGI)
BRA