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L’oro torna strategico: l’Olanda sposta 86 tonnellate a Londra, l’Italia lascia ferme le sue riserve

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La Banca centrale olandese riduce l’esposizione verso Stati Uniti e Canada e rafforza Londra: «Prepararsi alle crisi». Bankitalia non segue la stessa strada. L’Italia conserva 2.452 tonnellate d’oro, delle quali oltre mille negli Stati Uniti
L’oro torna al centro delle strategie delle banche centrali europee.
Non soltanto come riserva di valore, ma come strumento di sicurezza da utilizzare nelle situazioni di crisi estrema.
La decisione della banca centrale olandese, De Nederlandsche Bank (DNB), è significativa: tra marzo e agosto 2026 ha riallocato circa 86 tonnellate d’oro precedentemente detenute negli Stati Uniti e in Canada verso Londra, dichiarando esplicitamente di voler rafforzare la propria capacità di risposta di fronte alla crescente instabilità geopolitica.
L’Italia, almeno per il momento, segue una strategia differente.
La Banca d’Italia ha comunicato il 4 settembre di non aver effettuato alcun trasferimento delle proprie riserve auree.
E la differenza è particolarmente interessante perché l’Italia possiede una delle maggiori riserve d’oro del mondo.
LA STRATEGIA OLANDESE
La DNB possiede complessivamente 612,4 tonnellate d’oro, valutate 72,2 miliardi di euro alla fine del 2025.
Prima dell’operazione la distribuzione geografica era:
30,8% nei Paesi Bassi – 18,1% a Londra – 31,3% a New York – 19,7% a Ottawa.
Dopo la riallocazione è diventata:
30,8% nei Paesi Bassi – 32,1% a Londra – 18,5% a New York – 18,5% a Ottawa.
Londra diventa quindi il principale luogo di custodia dell’oro olandese.
Perché proprio Londra?
La risposta della DNB è particolarmente interessante.
Il metallo custodito presso la Bank of England deve rispettare gli standard internazionali del mercato e viene considerato dalla banca olandese più facilmente negoziabile e rapidamente utilizzabile in caso di crisi.
L’obiettivo non è quindi semplicemente riportare l’oro più vicino all’Europa.
È renderlo più liquido.
Il governatore della DNB, Olaf Sleijpen, ha spiegato che la banca non prevede di dover utilizzare queste riserve, ma considera comunque necessario aumentare resilienza e preparazione alle crisi.
NON SONO STATE TRASPORTATE FISICAMENTE TUTTE LE 86 TONNELLATE
Questo è un dettaglio fondamentale.
La riallocazione è stata realizzata attraverso due operazioni differenti.
Circa 59 tonnellate detenute a New York sono state vendute, acquistando contestualmente a Londra una quantità equivalente di oro conforme agli standard internazionali.
Oltre 27 tonnellate, invece, sono state fisicamente trasferite da Stati Uniti e Canada al centro DNB di Zeist. Una quantità analoga di oro conforme agli standard internazionali è stata successivamente spostata da Zeist a Londra.
La quantità complessiva delle riserve olandesi, quindi, non è diminuita.
IL FATTORE GEOPOLITICO
È probabilmente l’aspetto politicamente più importante della vicenda.
La DNB parla apertamente di «increasing geopolitical unrest», crescente instabilità geopolitica.
Non indica un singolo Paese come causa della decisione.
Ma il messaggio è evidente: in una fase internazionale caratterizzata da guerre, sanzioni, tensioni commerciali e crescente frammentazione geopolitica, anche il luogo fisico nel quale vengono custodite le riserve nazionali diventa una scelta strategica.
La DNB sottolinea infatti che una distribuzione più equilibrata tra Nord America, Regno Unito e Paesi Bassi permette di diversificare meglio i rischi.
NON È SOLTANTO L’OLANDA
Il dibattito sulla localizzazione dell’oro non riguarda soltanto Amsterdam.
Anche in altri Paesi europei si discute della distribuzione geografica delle riserve.
La Francia ha recentemente riallocato parte delle proprie disponibilità auree da New York verso l’Europa, mentre in Germania si è riaperto il dibattito sulla consistente quantità di oro della Bundesbank conservata negli Stati Uniti.
La Bundesbank, tuttavia, ha finora ribadito l’importanza di New York come luogo di custodia.
Si stanno quindi delineando strategie differenti.
Non siamo davanti a una fuga generalizzata dall’America, ma certamente a una rivalutazione geopolitica della localizzazione delle riserve.
E L’ITALIA?
Qui i numeri diventano ancora più interessanti.
La Banca d’Italia possiede complessivamente:
2.452 TONNELLATE D’ORO
Una quantità che colloca l’Istituto fra i maggiori detentori mondiali.
Secondo i dati ufficiali di Bankitalia, la distribuzione è la seguente:
Italia: 1.100 tonnellate – 44,86%
Stati Uniti: 1.061,5 tonnellate – 43,29%
Svizzera: 149,3 tonnellate – 6,09%
Regno Unito: 141,2 tonnellate – 5,76%
Totale: 2.452 tonnellate.
Ciò significa che quasi 1.062 tonnellate dell’oro italiano sono custodite negli Stati Uniti.
PERCHÉ TANTO ORO ITALIANO È ALL’ESTERO?
Bankitalia fornisce una spiegazione precisa.
La distribuzione deriva innanzitutto da ragioni storiche legate ai luoghi nei quali l’oro fu acquistato.
Ma esiste anche una scelta strategica.
Custodire le riserve in differenti Paesi consente di diversificare il rischio, mentre mantenerne una parte nelle principali piazze finanziarie internazionali permette, in caso di necessità, di utilizzarle rapidamente evitando tempi e costi di trasporto.
La logica italiana e quella olandese, quindi, non sono completamente opposte.
Entrambe considerano fondamentali diversificazione, sicurezza e liquidità.
La differenza riguarda la valutazione attuale della distribuzione geografica ottimale.
BANKITALIA: NESSUN TRASFERIMENTO
Dopo la decisione olandese, la Banca d’Italia ha chiarito all’ANSA:
non è stato effettuato alcun trasferimento d’oro.
La struttura delle riserve italiane rimane quindi invariata.
È un’affermazione importante perché evita di trasformare la decisione olandese nella rappresentazione di una presunta corsa europea a ritirare l’oro dagli Stati Uniti.
Al momento questa corsa non esiste.
Esistono invece differenti strategie nazionali sulla custodia delle riserve.
L’ORO COME ASSICURAZIONE CONTRO LE CRISI
La vicenda rivela qualcosa di più profondo.
Per molti anni l’oro è stato considerato quasi un’eredità del vecchio sistema monetario.
Oggi sta tornando ad assumere una funzione geopolitica.
La stessa Banca d’Italia afferma che le riserve auree contribuiscono a rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e della moneta unica.
La DNB utilizza un’espressione ancora più significativa: considera l’oro un “anchor of trust”, un’ancora di fiducia capace di proteggere contro rischi sistemici estremi.
IL PUNTO
La decisione olandese non significa che Amsterdam non si fidi più degli Stati Uniti.
Ma dimostra che le banche centrali stanno tornando a ragionare anche in termini di rischio geopolitico estremo.
E per l’Italia la questione merita attenzione.
Con 2.452 tonnellate, l’oro rappresenta un patrimonio strategico nazionale enorme. Quasi 1.062 tonnellate sono negli Stati Uniti, mentre 1.100 sono custodite in Italia.
Non significa che l’oro italiano debba necessariamente essere rimpatriato.
Significa invece che, in un mondo molto più instabile, è legittimo e opportuno verificare periodicamente se la distribuzione geografica delle riserve continui a rappresentare il miglior equilibrio possibile fra sicurezza, diversificazione, liquidità e sovranità finanziaria.
Perché quando le banche centrali cominciano a spostare l’oro per prepararsi alle crisi, la notizia non riguarda soltanto i lingotti.
Riguarda il modo in cui gli Stati stanno preparando le proprie difese economiche per un mondo diventato molto meno prevedibile.
Centro Studi Confedercontribuenti