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L’Italia non è un Paese per giovani

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È un luogo difficile per i ragazzi, tra la mancata proroga dell’anno accademico e gli effetti duraturi della pandemia

Alberto La Malfa

Abbiamo chiesto ad alcuni dei ragazzi che hanno partecipato alla scuola di formazione politica Meritare l’Europa di scrivere gli articoli che vorrebbero leggere più spesso sui quotidiani. Uno sguardo sul mondo degli under 35
Se c’è una cosa che possiamo imparare dal famoso film “Non è un Paese per vecchi”, è che il mondo può essere un luogo ostile e senza pietà. Eppure, guardando l’Italia di oggi, ci si potrebbe chiedere se non sia più appropriato dire: “Non è un Paese per giovani”. Proprio così: mentre il mondo continua a evolversi e adattarsi, la giovinezza italiana sembra costantemente in lotta contro un sistema che non la sostiene, né la protegge. E cosa c’è di più emblematico di questa realtà se non il recente scenario post-pandemia? Ma come? Ancora la pandemia? Ebbene sì. Nonostante possa sembrare che la pandemia sia ormai un ricordo lontano per alcuni, le cicatrici che ci ha lasciato non si rimargineranno così facilmente; non sono semplici graffi sulla pelle della nostra società, ma profondi tagli che continuano a bruciare nell’animo collettivo. Mentre il mondo intero e “i nostri eroi” – così chiamavamo i medici e gli infermieri, anche loro presto dimenticati – affrontavano una crisi sanitaria senza precedenti, gli studenti e studentesse italiane si son ritrovati in un limbo educativo, lasciati alle prese con una situazione che nessuno sembra realmente interessato a risolvere. La pandemia ha colpito duramente tutti, ma sono stati i giovani a subire il peso più pesante delle conseguenze. Disoccupazione, precarietà, e isolamento sociale sono solo alcune delle sfide che hanno dovuto affrontare. Eppure, nonostante tutto questo, l’Italia ha dimostrato di non essere un Paese pensato per loro. Basti pensare al momentaneo taglio del Fondo nazionale per il contrasto ai disturbi alimentari di cui a soffrirne sono soprattutto i giovani. E a proposito di legge di bilancio: su 24 miliardi solo 800 milioni sono stati stanziati per le nuove generazioni: il 3 per cento. In pratica, siamo costretti a guardare impotenti mentre il nostro potenziale viene ignorato e sacrificato per altri interessi.
È un segnale inequivocabile che il nostro Paese non riconosce il nostro valore e il nostro ruolo nel plasmare il suo futuro. Invece, per quanto riguarda l’istruzione universitaria, una delle decisioni più controverse e discutibili riguarda la scelta di non prorogare l’anno accademico. Le Commissioni riunite di Affari costituzionali e Bilancio hanno bocciato l’emendamento delle opposizioni che chiedevano di posticipare i termini amministrativi dell’anno accademico 2022/2023 al 15 giugno 2024 per fronteggiare gli effetti prodotti dal Covid-19. Le opposizioni proponevano di aggiungere una sessione di laurea extra ad inizio giugno, permettendo agli studenti di evitare di dovere pagare le tasse universitarie per un interno anno in più. Questa richiesta era particolarmente importante per coloro che, al momento della loro immatricolazione, avevano vissuto il loro primo anno durante il periodo più critico della pandemia. Questi stessi studenti adesso sono al terzo anno, e si avvicinano alla laurea. Per loro questa decisione è stata avvertita come una beffa. Sono stati privati della possibilità di concludere il loro percorso accademico senza ulteriori ostacoli dopo un percorso accademico difficile e frustrante: le lezioni online, l’isolamento forzato e l’incertezza sul futuro hanno caratterizzato l’esperienza degli studenti italiani durante quel periodo difficile. Eppure il governo ha scelto di voltare loro le spalle. Inoltre la proroga dell’anno accademico avrebbe conseguentemente prorogato ogni altro termine connesso ad adempimenti didattici o amministrativi funzionali allo svolgimento della sessione di laurea extra. Questo significa che la decisione di non prorogare colpisce anche gli studenti borsisti semestrali, studenti con basso reddito che usufruiscono di alloggi universitari gratuiti grazie anche al loro merito accademico (aggiungerei, nonostante tutto). Questa situazione li costringe a trovare soluzioni abitative alternative in tempi brevi e compromettendo il loro percorso accademico e il loro benessere generale.
Ma non è solo la mancata proroga accademica a rendere l’Italia un luogo difficile per i giovani. Il sistema educativo è spesso obsoleto e poco adatto a preparare i giovani per le sfide del mondo moderno. L’accesso all’istruzione superiore è spesso limitato da barriere economiche e sociali, lasciando molti giovani senza opportunità di realizzare il proprio potenziale. La situazione economica non è migliore. Il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti in Europa, e le prospettive di carriera sono spesso limitate. E non dimentichiamo l’aspetto sociale. Le questioni che riguardano la gioventù, come l’istruzione, il lavoro e la partecipazione politica, vengono troppo spesso trascurate o ignorate. In un Paese dove i giovani sono il futuro, l’Italia sembra essersi dimenticata di investire in loro. Forse è vero: non è un Paese per giovani. I numeri svelano una realtà ben diversa da quella ufficiale, l’emigrazione giovanile in Italia si manifesta come una dolorosa verità. I giovani universitari (e non) spinti dalla mancanza di opportunità e di prospettive nel proprio Paese sono costretti a cercare lavoro all’estero, lasciando dietro di loro un vuoto che va ben oltre i confini geografici. Tuttavia, nonostante le sfide e le difficoltà incontrate, le “risorse future” conservano una fede incrollabile nel potenziale di questa nazione. I giovani universitari italiani sono resilienti e determinati, e molti stanno già lottando per un cambiamento. È ora che l’Italia ascolti le loro voci. Concedere la proroga dell’anno accademico universitario non è solo un atto di giustizia verso gli studenti che hanno affrontato enormi difficoltà durante la pandemia, ma rappresenta anche un segnale tangibile di ascolto e fiducia nel futuro del nostro Paese.

Fonte: Il Riformista