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L’azzardo di una crisi dai motivi reconditi

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di Xavier Mancoso

Il commissario europeo che ha la delega al bilancio, cioè ha in mano le chiavi del Recovery Fund, è stato chiaro: l’Italia deve risolvere la crisi di governo “nel giro di qualche giorno” e non può permettersi di andare alle urne, perché protrarre per mesi una situazione di incertezza “sarebbe un disastro” e avrebbe “conseguenze molto gravi” per il Recovery Fund.

L’impressione è che il Presidente Mattarella abbia voluto concedere un paio di giorni in più dello stretto necessario per le consultazioni, nell’intento di agevolare Conte nella costruzione del gruppo dei responsabili, ma il centrodestra sta marcando a uomo tutti i parlamentari del “ventre molle” centrista e il numero dei volenterosi non cresce.

Restano determinanti, dunque, per comporre una maggioranza a Palazzo Madama, i sedici senatori di Italia viva. La frontwoman renziana Teresa Bellanova non è donna da sfumature dialettiche, “non accettiamo veti e non mettiamo veti – dice – ma non c’è solo Conte”: rifare la maggioranza con un altro premier sarebbe la vittoria piena di Matteo Renzi, che darebbe un senso alla sua scelta di aprire la crisi.

Se PD e M5S saranno disposti o meno a concedere al senatore di Rignano di trionfare su tutta la linea dipenderà dal rispettivo grado di disperazione.  Dall’altro lato se il pokerista Renzi accetterà o meno di rifare un governo con Giuseppe Conte, già definito a chiare lettere come baro, inadeguato, “vulnus” per la democrazia, dipenderà da quanto realmente controlla i “suoi” senatori (scelti da lui, in effetti, più che dagli elettori) che, in caso di elezioni, avrebbero pochissime chanche, forse nessuna, di rientrare in Parlamento.

Chi scrive questa nota resta convinto che gli aspetti appena descritti, con tutto il gran parlare che si fa attorno alle previsioni sui possibili sbocchi, rappresenti il gossip della crisi, le cui dinamiche sostanziali vanno ricercate nello scontro d’interessi fra le lobby, o comunque le categorie sociali, che influenzano ciascun gruppo politico. Uno scontro che diventa radicale di fronte alla massa di denaro la cui spesa sarà pilotata in questi mesi e in questi anni dal governo italiano sotto l’attenta sorveglianza del contesto europeo.

Le posizioni espresse da Renzi sul governo sono state una dissociazione netta, una stroncatura impietosa di tutte le politiche caratterizzanti del governo, dalla gestione della pandemia e dei vaccini al Mes sanitario, dal Recovery Plan allapolitica dei bonus, dal reddito di cittadinanza al cashback, dalla giustizia alle fonti energetiche. Una divergenza così profonda può rientrare “nel giro di qualche giorno”? E se, per rientrare ed essere accettato nel perimetro della maggioranza basta il cambio della guida politica o addirittura la semplice sostituzione di qualche ministro, come e per quanto tempo potrebbe reggere un nuovo governo? Ci sembra evidente che gli equilibri si sono rotti e potrebbero essere ristabiliti su un terreno diverso, che non ci è dato conoscere.

In queste condizioni non è facile arrivare ad un governo forte e coeso, con o senza responsabili, con o senza Renzi. E la prospettiva di “scivolare” verso le elezioni, per quanto siano in pochissimi a contemplarla davvero, resta in piedi , è concreta.

La malta dell’opposizione tiene in piedi il muro del centrodestra e consente a Salvini, Meloni e Berlusconi di tenere sopite rivalità e divergenze, nell’attesa messianica di un governo tutto per loro. Di fronte alla complessità della sfera socio-economica, alla globalità dei problemi, al dilagare della pandemia, tutti i governi mostrano la corda e tutte le opposizioni hanno vita alquanto facile e, il più delle volte, la strada spianata per la vittoria elettorale.

Ma chi ha responsabilità di governo e vede le cose nella prospettiva europea non può abbandonarsi, in un momento come questo, né alla deriva demagogica né al minimalismo pragmatista. La posta in gioco è la tenuta economica e la coesione sociale dell’Italia. Si cerca una classe politica all’altezza dei suoi doveri, per non trovarci sull’orlo di un abisso d’incoscienza, non dover assistere ad una roulette russa sulla pelle degli italiani.


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