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La scintillante vita di Josephine Baker, tra palcoscenico, spionaggio e amanti illustri
Si esibì per l’ultima volta a Parigi nel 1975: il teatro si dimostrò troppo piccolo per accogliere tutti gli spettatori.
Imitici anni Venti e l’età del Jazz non sarebbero stati gli stessi se Josephine Baker non fosse stata a Parigi a scaldare le trasgressive notti francesi con la sua sensuale danse sauvage. Ma la storia di Josephine Baker, ballerina energica e vitale, è molto più di così. Nata a St. Louis in Missouri nel 1906, Freda Josephine McDonald è una bambina allegra. Abbandonata dal padre alla nascita, cresce molto amata dalla madre Carrie e dal suo nuovo compagno in un quartiere del ghetto, a ritmo di blues. Qui, sperimenta il razzismo e la seducente anima della musica che ascolta, e così Josephine comincia a sviluppare un carattere forte e determinato.
A soli otto anni fa la domestica nelle case di famiglie bianche e benestanti, a dodici smette di andare a scuola e a tredici si mantiene facendo la cameriera; è proprio in quegli anni che inizia a ballare e ad esibirsi in piccoli numeri, dimostrando un carattere deciso ma al contempo positivo e solare. Non deve attendere molto prima che il sipario di Broadway si spalanchi per lei: approda a New York, dove il “Rinascimento di Harlem” consente la messa in scena di spettacoli interpretati da artisti di colore e a soli sedici anni si fa coreografa e interprete del suo primo show, Shuffle Along.
Assieme alla sua bravura, maturano anche la fama e il successo, tanto che le sue performance vengono richieste oltre oceano: a venticinque anni giunge a Parigi, dove la segregazione razziale non esiste ma i neri subiscono il peso di rigidi stereotipi, retaggio della politica coloniale protratta per molti decenni. Decisa ed esplosiva Josephine non si lascia intimidire e si esibisce al Théatre des Champs-Élysées, teatro fondamentale per la sua formazione e dove i suoi balli moderni, arditi, mai volgari, in cui “la musica sembra sgorgare dal suo corpo” verranno accolti e apprezzati con entusiasmo. Il suo successo è straordinario, balla davanti ai reali d’Europa, Le Corbusier crea un balletto per lei, Pirandello desidera dedicarle una commedia, riceve migliaia di proposte di matrimonio, ha contendenti del calibro di Ernest Hemingway, George Simenon, Picasso e Jean Cocteau. La sua vita privata non è mai tranquilla: si sposa la prima volta a tredici anni e poi a quindici, con Willie Baker, del quale manterrà il cognome, successivamente con un nobile siciliano e nel 1937 con un industriale francese, Jean Lion, grazie al quale prende la cittadinanza francese.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale però, l’ideale razzista riemerge con tutta la sua forza in Europa e Josephine lo sperimenta sulla sua pelle a Vienna, già permeata negli anni precedenti dall’ideologia nazista. Josephine rappresenta alla perfezione tutto ciò che il nazismo aborrisce, ma lei, con la sua forza d’animo, riesce a mettersi al servizio della Resistenza del suo paese d’adozione che un tempo l’aveva accolta e che aveva fatto di lei quello che era. A partire dal 1939 infatti, Baker viene reclutata come spia al soldo della Francia. Le relazioni intrattenute grazie alla sua notorietà, l’avrebbero aiutata a carpire i movimenti dei nemici tedeschi. L’invasione della Francia, la costringe a trasferirsi nel sud del paese, dove si impegna ad accogliere e nascondere gli oppositori del Nazismo.
Fa ritorno a Parigi solo dopo la liberazione, indossando l’uniforme e accolta da migliaia di persone che lanciano fiori al suo passaggio. Per il suo impegno civile e militare le vengono conferiti la Croix de Guerre, la Rosette de la Resistance e il titolo di Cavaliere della Legione d’onore. Ma la sua sete di giustizia è inarrestabile. Nel 1947, insieme al suo quarto marito, Jo Bouillon, direttore d’orchestra, adotta dodici bambini, tutti di nazionalità diverse, grazie ai quali riesce a dimostrare che “i bambini di etnie differenti possono amarsi come fratelli”.
Gli anni Cinquanta vedono Josephine profondamente impegnata nel movimento per i diritti civili degli afroamericani, tanto che si rifiuta di danzare di fronte ad un pubblico di soli bianchi, boicottando teatri e diventando una delle prime artiste ad esibirsi per un pubblico misto e nel 1963 partecipa e arringa la folla durante la Marcia su Washington al fianco di Martin Luther King. Si esibisce per il suo ultimo spettacolo a Parigi nel 1975: il teatro si dimostra troppo piccolo per accogliere la miriade di spettatori ansiosi di assistere alla performance. Tra le file si accomodano per renderle omaggio anche Mick Jagger, Sophia Loren, Liza Minnelli e molti altri personaggi dello spettacolo.
DI LAURA PAVAN – fonte: https://www.harpersbazaar.com/i