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Il richiamo di Mattarella alla responsabilità: se non ora, quando?

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di Xavier Mancoso

Draghi è al lavoro, avvia oggi le sue consultazioni con i partiti. Il Presidente della Repubblica, che ha la prerogativa costituzionale di nominare il Presidente del Consiglio dei Ministri, orienta la sua scelta sun una personalità in grado di raccogliere attorno a sé una maggioranza in Parlamento. In questa fase in cui la politica italiana si caratterizza per una grande confusione di fronte ale gravissime emergenze che vive il Paese, Mattarella ha scelto una figura, quella di Mario Draghi, di grande prestigio internazionale, che l’Europa, Germania compresa, considera il salvatore dell’euro nel momento più critico della crisi finanziaria scoppiata nel 2008.

Se non di fronte all’insieme di tre drammatiche emergenze, sanitaria, sociale, economica, quando un Paese dovrebbe unirsi, quando la politica assumere  atteggiamenti non di omologazione, ma di consapevolezza, di riflessione meditata e composta? Si potrebbe pensare, dunque, che raccogliere attorno al nome di Draghi “unità e responsabilità”  delle componenti parlamentari non sia impresa difficile. Neanche per idea. Abbiamo assistito ieri ad una serie di incontri, riunioni, conciliaboli da cui sono emerse incertezze e spaccature interne più o meno celate rispetto alla risposta da dare all’appello del Presidente Mattarella di dare all’Italia un governo nella pienezza dei suoi poteri per assolvere ai gravosi compiti necessari per dare risposte ad un Paese che rischia di perdere la coesione sociale.

Il Movimento cinquestelle, in particolare, è attraversato da grandi inquietudini dovute al non aver elaborato ancora lutto per la perdita di Conte premier, il che potrebbero portarlo a scelte che rappresenterebbero un vero e proprio suicidio politico. Ma anche nel campo del centro-destra regna incertezza. I continui riferimenti alla compattezza di Salvini, Meloni e Berlusconi sono piuttosto il segnale della volontà di controllarsi a vicenda in modo stretto, mentre i gruppi minori dello schieramento vanno pronunciandosi sempre più apertamente per la fiducia a Draghi.

Tutto è in divenire, la situazione è del tutto aperta. Oggi e nei prossimi giorni resteranno in campo diverse ipotesi e, con tutta probabilità, assisteremo a cambiamenti di posizione e colpi di scena.

Comprendiamo tutto, ma vorremmo che il corso della crisi si consumasse in fretta. L’Italia di quest’inverno del 2021 sente sulle spalle il peso di un numero di morti per il Covid 19 che si avvicina sempre più, spaventosamente, ai centomila e la cronaca di ogni giorno ci parla di migliaia di nuovi casi e centinaia di decessi quotidiani. Una moltitudine di vite è sconvolta dalla pandemia e dalla crisi economica. Con una perdita di PIL, cioè di ricchezza prodotta, che sfiora il nove per cento, 73mila aziende che, finora, hanno chiuso i battenti, il blocco dei licenziamenti che scade alla fine di marzo, 101.000 donne e giovani, già condannati al precariato, hanno perduto anche il loro provvisorio posto di lavoro.

La spinta verso le elezioni è una follia, e Sergio Mattarella l’ha spiegato molto bene agli italiani, che hanno capito. La politica, invece…


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