Fresco o essiccato, il pistacchio è uno degli ingredienti più preziosi della cucina siciliana ed è anche il simbolo della città di Bronte, in provincia di Catania, e della sua economia, tanto che per il suo valore questo frutto si è guadagnato l’appellativo di “oro verde”.
Il pistacchio, in dialetto “frastuca”, è una pianta longeva che vive sino a 300 anni. A Bronte e dintorni ha trovato il suo luogo ideale. Le sue origini però sono più a Oriente, nell’antica Persia, ed è sbarcato in Sicilia insieme agli Arabi. La varietà che nasce e cresce a Bronte presenta caratteristiche peculiari e uniche che lo distinguono da tutte le altre specie, anche da quelle coltivate nella stessa regione: quella etnea è l’unica in Italia in cui si produce la “pistacia vera”. È forse il terreno vulcanico a renderlo così particolare. È qui che cresce, infatti, nonostante un terreno arso dal sole e dal fuoco, tra la maestosità dell’Etna e i monti Nebrodi: un habitat naturale favorevole a questa pianta resinosa, dalla chioma folta, che non ha bisogno né di molta acqua, né di particolari trattamenti, capace di aggrapparsi ai versanti più ripidi e scoscesi grazie ai suoi rami nodosi e alle sue radici profonde. Per questo viene chiamata “spaccasassi”. La raccolta, che avviene ogni due anni (in quelli dispari per la precisione) tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, è un momento magico in cui si rinnova un rito collettivo che coinvolge tutta la popolazione di Bronte: donne, uomini, anziani e bambini; tutti si arrampicano a snocciolare, uno ad uno, questo frutto prezioso, dalla buccia color avorio che racchiude al suo interno un trionfo di sfumature colorate, dal verde pastello al violaceo.
Fonte: Italia.it