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Estate mitologica. IO

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di Gianni De Iuliis

Io è, secondo la maggior parte delle versioni, figlia di Inaco, dio fluviale e re di Argo. In altre tradizioni è figlia di altri re di Argo.

In tutte le versioni è comunque l’amante di Zeus e la madre di Epafo.

Zeus, a causa di un incantesimo gettato da Iunge, figlia di Pan e di Eco, si innamorò di Io, ma poiché temeva la gelosia di Era quando la andava a trovare la nascondeva in una nuvola dorata.

Era lo accusò di infedeltà e trasformò Iunge in torcicollo per punirla. Zeus negò e per evitare di essere scoperto trasformò la giovane in una giovenca bianca, ma Era ne reclamò la proprietà e la affidò ad Argo Panoptes, ordinandogli di legarla a un albero di olivo presso Nemea.

Ermes, incaricato da Zeus di recuperare Io, prima addormentò Argo poi lo uccise colpendolo con una pietra ed infine tagliandogli la testa.

In seguito, Era mandò un tafano a pungere Io, che cominciò a correre per tutto il mondo conosciuto per sfuggire all’insetto.

Arrivata al braccio di mare tra Europa e Asia attraversò a nuoto lo stretto che prese il nome di Bosforo (Βόσπορος [BOSPOROS] “passaggio della giovenca”) ed infine giunse in Egitto, ove partorì Epafo, riacquistando le fattezze umane.

Era lo scoprì e rapì Epafo, affidandolo ai Cureti, che lo nascosero da Io. Zeus però li scovò e li uccise. Quando Zeus trovò Epafo, egli era allevato dal re e dalla regina della Siria. Quando il padre adottivo Telegono morì, Epafo regnò sull’Egitto e sposò Menfi, in onore della quale nominò una città da lui fondata.

Secondo una tradizione del tutto diversa, Zeus aveva fatto rapire Io e l’aveva violentata, procreando la figlia Libia. Io fuggì con la figlia e morì di vergogna. I fratelli, su ordine del padre Inaco, la trovarono, ormai morta.