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Dazi: discrepanze Ue-Usa, atteso testo congiunto

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Frans Timmermans, ex vicepresidente della Commissione europea e grande negoziatore (seppure poco amato da queste parti), diceva “quando un accordo è buono nessuno è felice perché ognuno deve rinunciare a qualcosa”. Sembra sia anche il caso dell’intesa commerciale Ue-Usa concordata domenica dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e dal presidente americano, Donald Trump. Almeno a giudicare dalle dichiarazioni esplicative pubblicate da Casa Bianca (ieri sera) e dalla Commissione (questa mattina) in cui diversi elementi non combaciano. Ed emerge dai racconti di chi era presente all’incontro in Scozia. “All’inizio del bilaterale Trump ha ribadito la richiesta del 30%, alla fine siamo arrivati al 15%. Non è il risultato perfetto per l’Ue, né lo è per gli Stati Uniti. Crediamo che ci offra una piattaforma per andare avanti, per lasciarci alle spalle questa saga e concentrarci sullo sviluppo del commercio transatlantico, sulla cooperazione in aree chiave di importanza economica e geopolitica in un mondo instabile”, ha spiegato il portavoce dell’esecutivo europeo per il Commercio, Olof Gill.
L’accordo di domenica rappresenta un passo politico per disinnescare l’escalation tariffaria, ma non è ancora giuridicamente vincolante. Non può esserlo perché von der Leyen non può assumere obblighi legali immediati a nome dell’Ue (serve un passaggio in Consiglio, almeno). Trump può emanare ordini esecutivi ma in Ue non funziona così. Con il capo della Casa Bianca von der Leyen ha concordato una dichiarazione congiunta che fissa i parametri dell’intesa raggiunta, ma anche questa non ha valore legale (per la stessa ragione di cui sopra). Ed è attesa presto, prima del primo agosto per evitare che i dazi americani del 30% entrino in vigore. E’ lo strumento che apre la strada alla fase successiva dei negoziati. Per diventare giuridicamente vincolante, l’accordo dovrà essere formalizzato attraverso uno strumento legale, che potrà seguire due strade: strumenti autonomi Ue (come regolamenti o decisioni esecutive della Commissione) che al Consiglio richiedono una maggioranza qualificata; oppure un accordo internazionale bilaterale Ue-Usa, che comporterebbe un iter più lungo, con l’approvazione da parte degli Stati membri (a maggioranza qualificata se si limita alla parte commerciale, altrimenti all’unanimità se include altri capitoli), il via libera del Parlamento europeo e una ratifica da alcuni Stati (dov’è previsto dalla Costituzione). Nelle due dichiarazioni, si diceva, emergono delle discrepanze di rilievo. Sul digitale, secondo la Casa Bianca, “gli Stati Uniti e l’Unione europea intendono affrontare le barriere commerciali digitali ingiustificate. A tale riguardo, l’Unione europea conferma che non adotterà né manterrà tariffe di utilizzo della rete”, impegno assente nella nota dell’Ue. Sugli standard fitosanitari, per Washington le due parti “collaboreranno per affrontare le barriere non tariffarie che incidono sul commercio dei prodotti alimentari e agricoli, compresa la semplificazione dei requisiti relativi ai certificati sanitari per i prodotti lattiero-caseari e suini statunitensi”, mentre Bruxelles parla di “cooperazione in materia di norme automobilistiche e misure sanitarie e fitosanitarie” e di “facilitazione del riconoscimento reciproco delle valutazioni di conformità in ulteriori settori industriali”. “Non toccheremo le nostre regole sul digitale o gli standard fitosanitari, che hanno richiesto decenni per essere costruiti e di cui i nostri cittadini si fidano”, ha precisato il portavoce dell’Ue. “E’ corretto ciò che dice la dichiarazione della Casa Bianca, ma non interferisce con le nostre regole o con il nostro spazio normativo”, ha aggiunto.
Sull’acciaio, l’esecutivo europeo afferma che “l’Ue e gli Stati Uniti stabiliranno contingenti tariffari per le esportazioni dell’Ue a livelli storici, riducendo le attuali tariffe del 50% e garantendo congiuntamente una concorrenza globale equa”. Impegno assente per la Casa Bianca, secondo cui “le tariffe settoriali su acciaio, alluminio e rame rimarranno invariate: l’Ue continuerà a pagare il 50% e le parti discuteranno della sicurezza delle catene di approvvigionamento per questi prodotti”.
Diverse interpretazioni infine anche per quanto riguarda semiconduttori e prodotti farmaceutici: per l’Ue “il limite massimo del 15% si applicherà anche a eventuali dazi futuri sui prodotti farmaceutici e sui semiconduttori, compresi quelli basati sulla Sezione 232. Fino a quando gli Stati Uniti non decideranno se imporre dazi aggiuntivi su questi prodotti ai sensi della Sezione 232, essi rimarranno soggetti solo ai dazi Mfn (nazione più favorita) statunitensi”, mentre per gli Usa il 15% base si applicherà anche su tali prodotti. (AGI)
BRA