Il governo cerca la quadra sulla legge di bilancio. Banche, assicurazioni e aziende energetiche contestano l’entità del contributo richiesto. Sul tavolo anche una riduzione dell’Irpef da realizzare in due momenti. Il Consiglio dei ministri potrebbe riunirsi il 28 ottobre.
ROMA – È ancora il nodo delle coperture a tenere banco nel confronto sulla prossima legge di bilancio. Il governo punta a reperire circa 5 miliardi di euro dal settore bancario e assicurativo, ma la richiesta incontra la resistenza degli operatori, mentre anche il comparto energetico invita l’esecutivo a valutare un maggiore equilibrio nella distribuzione del peso della manovra.
Il confronto resta quindi aperto e nelle prossime ore potrebbe entrare nella fase decisiva. Il Consiglio dei ministri potrebbe riunirsi il 28 ottobre per esaminare il testo definitivo della manovra.
Il settore bancario non sembra intenzionato ad accettare senza modifiche il contributo ipotizzato dall’esecutivo. Tra i principali interventi arriva quello di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che richiama l’accordo triennale precedentemente raggiunto con il governo.
«C’era un accordo triennale siglato dal governo e sarebbe stato in vigore per i prossimi tre anni. Io ci ho creduto», ha spiegato Messina, sottolineando la necessità di considerare anche il contributo di altri comparti produttivi.
Il manager ha riconosciuto la complessità del momento e della manovra, ma il messaggio del settore appare chiaro: il sistema bancario chiede che l’onere fiscale non ricada in modo eccessivo su un unico comparto.
A contestare un ulteriore contributo è anche il settore energetico. L’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, ha ricordato gli interventi già sostenuti dalle aziende del comparto negli ultimi mesi.
«Le aziende elettriche hanno avuto un decreto bollette non più tardi di qualche mese fa. Non mi pare che il settore elettrico abbia fatto poco, anzi», ha osservato Cattaneo.
Il riferimento è alle misure adottate dal governo per contenere l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. Da qui la richiesta di tenere conto di quanto già versato o sostenuto dalle aziende prima di introdurre nuovi oneri.
Nel frattempo prende forma una delle ipotesi più attese della manovra: la riduzione dell’Irpef.
L’idea allo studio sarebbe quella di procedere attraverso due fasi, distribuendo nel tempo l’intervento sul sistema fiscale per renderlo compatibile con le risorse disponibili.
La riduzione dell’imposta sul reddito rappresenta uno dei principali obiettivi economici della maggioranza, ma la sua dimensione definitiva dipenderà proprio dalla capacità del governo di trovare le coperture necessarie.
Il problema è dunque trovare un equilibrio tra riduzione delle tasse, sostegno a famiglie e imprese e rispetto dei vincoli di bilancio.
La discussione sui 5 miliardi richiesti a banche e assicurazioni si inserisce in un quadro più ampio. Il governo deve infatti finanziare le diverse misure previste dalla manovra senza compromettere gli equilibri dei conti pubblici.
La trattativa coinvolge quindi diversi settori dell’economia e potrebbe portare a una redistribuzione degli oneri rispetto all’impostazione iniziale.
Nelle prossime settimane il confronto sarà decisivo per capire quali misure resteranno nel testo definitivo e quali, invece, saranno ridimensionate o rinviate.
La legge di bilancio entra così nella fase più delicata. Da una parte il governo vuole confermare gli interventi fiscali promessi, a partire dalla riduzione dell’Irpef; dall’altra deve assicurarsi risorse sufficienti per finanziare la manovra.
Banche, assicurazioni ed energia chiedono di non essere chiamate a sostenere da sole il peso delle nuove coperture.
La ricerca dell’intesa proseguirà nei prossimi giorni, in vista del possibile Consiglio dei ministri del 28 ottobre. Sarà quello il passaggio che potrebbe chiarire definitivamente la struttura della manovra e soprattutto il costo delle misure per famiglie, imprese e sistema finanziario.