PECHINO – 21 ottobre 2026 – La tensione tra Cina e Taiwan torna a salire nel Mar Cinese Meridionale. Al centro dello scontro ci sono le isole Pratas, un piccolo atollo controllato da Taiwan e situato in una posizione strategica, a oltre 400 chilometri dall’isola principale.
Pechino ha dichiarato oggi che le proprie unità della Guardia costiera stanno operando per «salvaguardare l’ordine» nelle acque intorno alle Pratas. Taipei, invece, denuncia una crescente pressione cinese e considera le nuove pattuglie un tentativo di imporre gradualmente la propria giurisdizione nell’area.
Il governo cinese sostiene che le proprie navi stiano semplicemente svolgendo attività di controllo e protezione della navigazione. Pechino rivendica infatti la sovranità sulle isole e sulle acque circostanti e considera Taiwan parte del proprio territorio.
La portavoce dell’Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan ha accusato inoltre il governo di Taipei di alimentare le tensioni con la sua posizione indipendentista. Secondo Pechino, le pattuglie servirebbero a proteggere la sicurezza e gli interessi delle persone che operano nella zona.
La versione taiwanese è opposta. Le autorità di Taipei hanno segnalato negli ultimi giorni almeno due episodi nei quali navi della Guardia costiera cinese si sono avvicinate alle Pratas.
Taiwan interpreta queste operazioni come parte di una strategia più ampia: non un’immediata operazione militare, ma il tentativo di creare progressivamente una presenza cinese permanente nelle acque circostanti l’isola e nei territori amministrati da Taipei.
Il responsabile taiwanese per gli Affari con la Cina ha parlato di un possibile passaggio verso una politica cinese più aggressiva, basata sull’esercizio di una sorta di giurisdizione «di fatto» prima ancora di qualsiasi eventuale unificazione.
Le Pratas non hanno una popolazione civile permanente, ma la loro posizione le rende importanti dal punto di vista strategico. Si trovano tra Taiwan e Hong Kong, all’interno di una delle aree marittime più sensibili dell’Asia.
Il problema è soprattutto il precedente che potrebbe crearsi. L’utilizzo sempre più frequente della Guardia costiera cinese per attività definite da Pechino come operazioni di «law enforcement» consente alla Cina di aumentare la propria presenza senza ricorrere direttamente alle forze armate.
È una modalità che preoccupa Taipei e gli analisti della sicurezza regionale.
La vicenda delle Pratas arriva mentre anche altre acque del Mar Cinese Meridionale sono teatro di tensioni.
Secondo la stampa internazionale, Pechino e gli Stati Uniti si stanno confrontando anche nell’area delle isole Spratly. La Cina ha accusato una nave militare americana di essere entrata illegalmente nelle acque vicine alla secca di Sabina; le Filippine hanno respinto l’accusa, sostenendo che la nave statunitense stesse navigando legittimamente in acque internazionali.
Il punto più delicato è proprio questo: più aumentano le navi militari e della Guardia costiera nella regione, maggiore diventa il rischio di incidenti o di escalation involontarie.
Per ora non ci sono segnali di un’imminente guerra. Ma la strategia cinese appare sempre più orientata a rafforzare la propria presenza fisica nelle aree contese, mentre Taiwan cerca di impedire che questa presenza diventi una nuova normalità.
La questione delle Pratas potrebbe quindi sembrare una disputa su un piccolo gruppo di isole. In realtà rappresenta un altro tassello della più ampia competizione tra Pechino e Taipei, con gli Stati Uniti e gli altri Paesi asiatici direttamente interessati alla sicurezza delle rotte marittime.
La crisi di oggi mostra come il confronto tra Cina e Taiwan non si svolga soltanto attraverso dichiarazioni politiche o manovre militari.
Sempre più spesso la competizione passa attraverso navi della Guardia costiera, pattugliamenti, controlli marittimi e rivendicazioni di sovranità.
È una strategia meno spettacolare di un’esercitazione militare, ma potenzialmente altrettanto importante: cambiare lentamente gli equilibri sul terreno senza oltrepassare, almeno per ora, la soglia di un conflitto aperto.