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Il Fmi alza le stime di crescita, ma avverte: debito e corsa all’IA aumentano i rischi

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Pil mondiale previsto al 3,1% nel 2026 e al 3,4% nel 2027. Migliora la previsione per l’Italia, mentre le vendite sui titoli tecnologici riaprono il confronto sulla sostenibilità degli investimenti.

L’economia mondiale resiste alle pressioni dello shock energetico, ma la sua crescita resta esposta a vulnerabilità importanti. Il Fondo monetario internazionale prevede un’espansione del Pil globale del 3,1% nel 2026 e del 3,4% nel 2027. Le nuove proiezioni, presentate durante le riunioni annuali a Bangkok, descrivono un rallentamento per l’anno in corso seguito da una ripresa.

Rispetto alla previsione di luglio, pari al 3%, la stima per il 2026 migliora leggermente. A sostenere l’attività economica contribuiscono gli investimenti nelle infrastrutture dell’intelligenza artificiale, capaci finora di compensare parte delle difficoltà provocate dai rincari energetici. La previsione per il prossimo anno dipende però anche dal miglioramento delle condizioni di navigazione e degli approvvigionamenti.

Italia, rivista al rialzo la crescita del 2026

Per l’Italia, ANSA riferisce che il Fondo ha portato la previsione di crescita del 2026 dallo 0,5% allo 0,8%. La revisione offre un segnale positivo, pur confermando un ritmo di espansione contenuto.

La tenuta dell’economia richiede comunque attenzione ai costi dell’energia e alle condizioni finanziarie. Per le imprese, prezzi elevati e credito più oneroso possono ridurre i margini disponibili per investimenti e occupazione.

Intelligenza artificiale, il mercato chiede risultati

Il Fondo richiama i rischi legati alle valutazioni elevate delle società dell’IA e all’indebitamento accumulato per finanziare la crescita del settore. Il timore è che aspettative troppo ambiziose sui ricavi possano lasciare spazio a una correzione dei mercati, con effetti amplificati dalla leva finanziaria.

Le vendite del 13 ottobre hanno mostrato un cambiamento nel clima degli investitori. Reuters riferisce che a Tokyo Kioxia ha perso il 13%, mentre in Corea del Sud è proseguita la pressione sui produttori di semiconduttori. Il mercato torna così a interrogarsi sulla capacità degli investimenti tecnologici di generare rendimenti adeguati.

Un altro segnale arriva dall’Australia. Firmus, operatore di data center sostenuto da Nvidia, ha ritirato il progetto di quotazione con cui puntava a raccogliere circa 5 miliardi di dollari. La decisione, annunciata nei giorni precedenti, è stata motivata con la volatilità e le condizioni del mercato.

Banche resilienti, ma con vulnerabilità

Il quadro delineato dal Fondo non indica una fragilità uniforme del sistema bancario. Secondo Reuters, gli stress test confermano una resilienza complessiva, pur evidenziando debolezze negli istituti che rappresentano il 22% degli attivi bancari mondiali, rispetto al 18% dell’anno precedente.

Queste simulazioni misurano la capacità di resistere a condizioni avverse: non costituiscono una previsione di fallimenti. Il Fondo richiama inoltre l’attenzione sulle tensioni nei mercati obbligazionari e sui rischi informatici.

Debito pubblico, cresce il costo dei finanziamenti

Alle vulnerabilità tecnologiche si aggiunge il peso del debito. Reuters riporta che il Fondo sollecita interventi sui conti pubblici davanti all’aumento dei rendimenti e dei costi di finanziamento. Risorse crescenti destinate agli interessi possono restringere lo spazio per servizi, investimenti e misure di sostegno.

Le nuove stime riconoscono dunque la capacità dell’economia di reggere agli shock. La sfida è rendere questa crescita più solida: sostenere investimenti produttivi, contenere le vulnerabilità energetiche e verificare che l’espansione dell’intelligenza artificiale poggi su risultati economici sostenibili.