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Ex Ilva, decreto per redditi e impianti: il futuro di Taranto resta aperto

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Il governo interviene a sostegno dei lavoratori e dell’indotto. Gli impianti resteranno in riscaldo in attesa delle motivazioni della Cassazione, comunque non oltre il 15 dicembre.Il Consiglio dei ministri ha approvato il 13 ottobre un decreto legge per affrontare l’emergenza dell’ex Ilva. Il pacchetto prevede misure di sostegno al reddito dei lavoratori diretti e dell’indotto, con una dotazione annunciata di 125 milioni di euro, mentre resta irrisolta la questione della continuità produttiva dello stabilimento di Taranto. Uno dei punti centrali riguarda la conservazione degli impianti dell’area fusoria. Il provvedimento autorizza i commissari a mantenerli in condizioni di riscaldo per evitare danni irreversibili, fino alla pubblicazione delle motivazioni della decisione della Cassazione e, in ogni caso, non oltre il 15 dicembre 2026. La misura interessa le batterie di coke 7, 8, 9 e 12 e i cowper degli altoforni 1, 2 e 4: serve a preservarne la funzionalità durante l’attesa giudiziaria.L’udienza della Cassazione è fissata per il 20 ottobre. Il passaggio arriva dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che ha imposto il fermo dell’attività produttiva dell’area a caldo e il successivo rigetto della richiesta di sospensione. Al centro della vicenda giudiziaria c’è la tutela della salute dei cittadini. Sul versante occupazionale, il governo ha annunciato per i lavoratori dell’indotto una protezione attraverso la cassa integrazione in deroga dal primo ottobre 2026 al 30 giugno 2027. Il decreto comprende inoltre l’erogazione dell’ultima tranche del prestito ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, pari a 40,5 milioni di euro, insieme a interventi per la ricollocazione e la reindustrializzazione. Le misure non hanno fermato la mobilitazione. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato altre 48 ore di sciopero negli stabilimenti dell’ex Ilva, giudicando insufficienti le risposte dell’esecutivo. I lavoratori chiedono garanzie sull’occupazione e un piano industriale concreto, mentre i presidi continuano a incidere sulla viabilità e sui rifornimenti nel territorio tarantino. Il decreto offre strumenti per gestire l’emergenza immediata. La prospettiva industriale richiede però decisioni ulteriori: investimenti, risanamento ambientale e un percorso capace di garantire insieme salute e lavoro. Il sostegno al reddito protegge le famiglie nella crisi; il futuro di Taranto dipenderà dalla capacità di dare a quella protezione uno sbocco duraturo.