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Gaza attraverso gli occhi di chi resta: il premio Bayeux a Mahmoud Abu Hamda

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Il fotoreporter palestinese conquista il riconoscimento della giuria e quello del pubblico. Il suo lavoro racconta ciò che la guerra lascia nelle vite dei civili.

Il fotoreporter freelance palestinese Mahmoud Abu Hamda ha vinto il primo premio nella categoria fotografia della 33ª edizione del Premio Bayeux Calvados-Normandie per corrispondenti di guerra. Il riconoscimento, annunciato il 10 ottobre, riguarda il reportage dalla Striscia di Gaza «What the war leaves behind it», indicato nel palmarès francese come «Ce que la guerre laisse derrière elle»: ciò che la guerra lascia dietro di sé.

Abu Hamda, che vive a Gaza, ha ottenuto anche il premio del pubblico. Non era presente alla cerimonia nella città francese: il suo intervento è arrivato attraverso un videomessaggio. Il doppio riconoscimento riunisce così il giudizio professionale della giuria e la scelta degli spettatori.

Una delle immagini pubblicate dagli organizzatori racconta un bambino sfollato da Beit Hanoun, ospitato con la famiglia in un’università trasformata in rifugio. Nella fuga dai bombardamenti ha portato con sé i suoi uccelli, conservando qualcosa della vita precedente dentro una sistemazione provvisoria. È un dettaglio che restituisce una dimensione personale allo sradicamento.

Il titolo del reportage invita a guardare alle conseguenze della guerra: gli oggetti salvati, le abitudini interrotte, gli spazi che cambiano funzione, il tentativo di mantenere un legame con la propria casa. La fotografia può rendere visibile questa esperienza attraverso un volto o un gesto, dando concretezza a vicende che nel flusso delle notizie rischiano di ridursi a numeri.

Il premio richiama anche il valore del giornalismo prodotto da chi abita i luoghi del conflitto. Per un reporter locale, il territorio raccontato coincide con quello della propria vita. Questa vicinanza offre una prospettiva preziosa, che richiede lo stesso rigore professionale di ogni altra testimonianza: attenzione al contesto, accuratezza delle didascalie e rispetto delle persone fotografate.

A Bayeux, quasi quaranta corrispondenti si sono riuniti il 9 e 10 ottobre per valutare i lavori nelle diverse categorie. La giuria era presieduta dalla giornalista della BBC Lyse Doucet.

Il riconoscimento ad Abu Hamda porta all’attenzione internazionale una testimonianza costruita dall’interno di Gaza. E ricorda una responsabilità essenziale dell’informazione: documentare le conseguenze dei conflitti sulle persone, preservando la loro individualità.

Nel bambino che porta con sé gli uccelli, il racconto della guerra incontra il desiderio di custodire una parte della propria esistenza. È da immagini come questa che può nascere una comprensione più profonda di ciò che significa perdere una casa e continuare a cercare un futuro.