Type to search

Ucraina: vertice Ue rischia paralisi da veto Orban

Share

Il vertice Ue del primo febbraio si apre come si era chiuso il vertice del 15 dicembre: con il veto del premier ungherese, Viktor Orban, contro il pacchetto da 50 miliardi di euro per l’Ucraina. E, paradossalmente, si apre con meno ottimismo rispetto a dicembre, quando i leader – forti del via libera all’avvio dei negoziati per l’adesione dell’Ucraina, favorito anche dall”assenza assenso’ di Orban – pensavano di poter strappare anche questo accordo.
A complicare le trattative e avvelenare il clima è stata la pubblicazione da parte del Financial Times di un documento del Segretariato generale del Consiglio che traccia un piano per sabotare l’economia ungherese nel caso di una perdurata contrarietà al sostegno a Kiev. Il giorno prima era stata invece ventilata l’ipotesi dell’applicazione della procedura dell’articolo 7 del Trattato per privare Budapest del diritto di voto (e di veto) in seno al Consiglio.
Nelle ultime ore i diplomatici europei sono impegnati in un frenetico tentativo di arginare le fiamme. “La situazione è complicata, molti vedono nel sostegno all’Ucraina una questione esistenziale”, ha spiegato un alto funzionario che lavora alla preparazione del vertice. Da parte sua, Orban urla al mondo di essere sotto ricatto da Bruxelles (e da Bruxelles viene accusato di essere l’unico ricattatore al tavolo).
“La priorità è arrivare a un accordo a ventisette”, ha spiegato il funzionario già citato. “Le eventuali opzioni b saranno valutate solo in caso di un fallimento il primo febbraio”, ha aggiunto. Per ora si preferisce non prendere in considerazione l’evenienza. “Ovviamente non ci saranno soluzioni immediate in caso di mancato accordo, ne dovremo trattare le conseguenze politiche e lavorare ad altro”, ha spiegato un diplomatico di uno dei principali Paesi Ue. Orban sostiene di avere fatto la propria parte. In un’intervista al quotidiano francese Le Point ha illustrato la sua versione dei fatti: “Non siamo d’accordo con la revisione al bilancio. Non siamo d’accordo sul fatto che dovremmo dare 50 miliardi di euro all’Ucraina, che è una somma enorme. Non siamo d’accordo sul fatto che dovremmo darla per quattro anni e così via. Ma lasciamo stare, l’Ungheria è pronta a partecipare alla soluzione dei 27, se garantisce che ogni anno decideremo se continuare o meno a fornire questi soldi. La decisione deve avere la stessa base giuridica di oggi: deve essere unanime. Purtroppo questa posizione è intesa o interpretata da alcuni Paesi come un mezzo per ricattarli ogni anno”.
In sostanza il premier ungherese propone che il via libera agli aiuti all’Ucraina sia annuale, approvato ogni volta all’unanimità. Per gli altri Stati è una trappola. “Il bilancio pluriennale si approva una volta ogni sette anni e lo si fa all’unanimità. Poi ogni anno si approva il bilacio annuale e questo avviene a maggioranza qualificata. Quello che chiede Orban è praticamente approvare all’unanimità ogni anno il bilancio”, spiegata una fonte Ue.
I piani B però sembrano meno allettanti del compromesso offerto dall’Ungheria. Stanziare gli aiuti dall’Ucraina fuori dal bilancio, quindi a ventisei, vorrebbe dire passare per ventisei approvazioni da parte dei Parlamenti nazionali. E ciò richiederà tempo e complica in modo esponenziale le difficoltà politiche interne, specie in vista delle elezioni europee di giugno. Inoltre, si metterebbe in discussione la revisione del bilancio con il rischio di vedere sfumare ad esempio i 9 miliardi destinati a migrazioni e vicinato. “Troveremo una soluzione, con o senza Orban”, ha assicurato il neo premier polacco, Donald Tusk. (AGI)

BRA