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Salute: intossicazione alimentare può compromettere memoria

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Chi ha già sperimentato un’intossicazione alimentare ha maggiori probabilità di avere scarse capacità di apprendimento, memoria ridotta e di sviluppare la schizofrenia. A rivelarlo uno studio condotto dai parassitologi e i biologi evolutivi dell’Università Charles di Praga, Repubblica Ceca, pubblicato sulla rivista Folia Parasitologica. Ricerche precedenti hanno individuato questo legame nelle settimane e nei mesi successivi all’intossicazione alimentare. Ma, gli scienziati coinvolti in questi studi hanno attribuito questo fenomeno al fatto che le persone semplicemente non si sentano sé stesse nel periodo immediatamente successivo alla malattia. Ora, la nuova ricerca suggerisce che i cambiamenti di personalità dovuti a un’intossicazione alimentare durano ben oltre la guarigione. Gli esperti si sono concentrati su due specifici insetti che colpiscono un’ampia fascia della popolazione e possono sopravvivere nell’organismo per lunghi periodi di tempo. Il primo, chiamato Toxoplasma gondii, è responsabile di 800.000 casi di intossicazione alimentare ogni anno negli Stati Uniti. Secondo l’FDA, il Toxoplasma si trova in tutti i tipi di carne, ma è particolarmente diffuso nella carne di maiale, agnello e cervo. L’altro, Borrelia spp, è un batterio responsabile della malattia di Lyme, che colpisce circa 476.000 persone ogni anno negli Stati Uniti. Il Toxoplasma gondii è un parassita che può predare molti tipi diversi di ospiti, dagli esseri umani ai gatti. Oltre che nella carne avariata, si trova nell’acqua contaminata e nella cacca dei gatti malati. “Quasi un quarto delle persone dopo l’adolescenza ha dichiarato di aver contratto il parassita”, ha detto Jeffery Jones, epidemiologo e pediatra presso il Centers for Disease Control. Il parassita causa circa il 24% dei decessi per malattie di origine alimentare negli Stati Uniti. “Se siete in buona salute, l’assunzione accidentale di questo parassita probabilmente causerà solo una lieve infezione”, hanno spiegato i medici del Baylor College of Medicine. “Ma – hanno aggiunto gli esperti – se siete immunocompromessi o in gravidanza, potreste avere un episodio intenso e improvviso di vomito, brividi, diarrea, sudorazione e debolezza, in risposta al parassita”. Secondo Nutrition Facts, questo potrebbe essere il motivo per cui negli Stati Uniti si registrano più infezioni da Toxoplasma con l’avanzare dell’età. Secondo il CDC, il parassita non lascia il corpo, ma spesso rimane per tutta la vita. La maggior parte delle persone ha pochi sintomi evidenti, ma chi è immunocompromesso può sviluppare sintomi simili a quelli dell’influenza. Lo studio ha preso in esame 7.762 persone con un’età media di 42 anni. Circa 962 di queste avevano riferito di essere risultate positive al Toxoplasma e 1.778 di essere state infettate da Borrelia. Ciascuno degli intervistati ha completato una serie di test volti a misurare i tratti della personalità, la memoria e le capacità cognitive. Coloro che avevano già avuto un’intossicazione alimentare da toxoplasma avevano tempi di reazione più lenti e risposte meno accurate a un comune esame neurologico, chiamato Test di Stroop. Una versione comune del test di Stroop prevede che i partecipanti guardino parole di colore scritte con caratteri di colore diverso. Ad esempio, la parola blu potrebbe essere scritta in un carattere verde e la parola arancione in un carattere rosa. I partecipanti devono identificare il colore della parola, non la parola stessa. Secondo l’Università di Lesley, il test di Stroop viene utilizzato nei laboratori per misurare la capacità di attenzione, la memoria, l’acutezza mentale e l’intelligenza. In genere, se le risposte dei partecipanti erano più lente o meno accurate, i ricercatori le consideravano un segno di scarsa memoria o intelligenza. Gli autori dello studio hanno sottolineato che i risultati indicano effetti duraturi delle infezioni, poiché i cambiamenti nel comportamento non si sono verificati solo nelle persone che si trovavano in cattive condizioni di salute a causa dell’insetto. I partecipanti continuavano ad avere una memoria peggiore anche dopo che i sintomi fisici si erano risolti, il che significa che il parassita causava problemi cronici. Uno studio del 2021 condotto su 800 adulti di Taiwan ha rilevato che le persone che hanno contratto un’intossicazione alimentare da toxoplasmosi avevano una probabilità 2,8 volte maggiore di sviluppare demenza rispetto a quelle che non l’hanno avuta. Inoltre, le persone che sono state trattate per la malattia avevano meno probabilità di ammalarsi di demenza, rispetto a quelle che non lo erano. Inoltre, secondo uno studio del 2023 dell’Istituto Pasteur dell’Iran, i roditori infettati da questo parassita hanno dimostrato di avere una memoria peggiore e una maggiore difficoltà nel muoversi. La malattia è stata anche collegata ad altre alterazioni neurologiche, come la schizofrenia. Uno studio del 2022 dell’Università Federale di Rio De Janeiro ha rilevato che le persone infettate dal toxoplasma avevano maggiori probabilità di sviluppare la schizofrenia, rispetto alle persone che non avevano contratto il parassita. Gli scienziati non sanno esattamente come questo parassita modifichi le attività cerebrali. Ma una teoria, spiegata in un articolo del 2023 dell’Università di Scienze Mediche di Ahvaz Jundishapur in Iran, sostiene che il parassita potrebbe alterare i livelli di sostanze chimiche nel cervello che controllano l’umore, la memoria e le emozioni. Lo studio ha rilevato che l’esposizione al toxoplasma ha causato un aumento di una sostanza chimica, chiamata dopamina, e una diminuzione di una sostanza chimica, chiamata serotonina, nel cervello dei roditori. Questo ha portato a cambiamenti nella memoria e nel comportamento. “Un’altra possibile teoria è che il parassita, vivendo a lungo nel corpo, provochi una piccola ma consistente risposta immunitaria che, col tempo, logora il cervello”, ha osservato Michael Greger, specialista di salute pubblica e nutrizionista. “Sebbene queste malattie sembrino essere collegate, non siamo ancora riusciti a dimostrarne la causa”, hanno concluso i ricercatori. (AGI)
SCI/RED