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Rete Messina Denaro Agrigentino,chiesti 12 anni per ex avvocato

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Dodici anni di reclusione, ovvero una riduzione di pena di 3 anni e 4 mesi rispetto alla sentenza di primo grado, per l’ex avvocato Angela Porcello, in carcere da oltre tre anni con l’accusa di essere stata un’esponente di spicco del mandamento mafioso di Canicattì con cui era legato, negli anni scorsi, il boss Matteo Messina Denaro durante la latitanza. La sua affiliazione sarebbe sorta per effetto della relazione sentimentale con l’imprenditore mafioso Giancarlo Buggea. I sostituti procuratori generali Giuseppe Fici e Carlo Lenzi chiedono una condanna inferiore rispetto ai 15 anni e 4 mesi decisi in primo grado per effetto di quello che, a loro avviso, è un errore nel calcolo della cosiddetta recidiva. L’ex professionista, che aveva chiesto, senza ottenerlo, di patteggiare la pena, ha un precedente penale per sostituzione di persona (la vicenda scaturisce da una richiesta di tabulati fatta a una compagnia telefonica a nome di un’altra donna) che ha, quindi, fatto aumentare la condanna. Tuttavia, secondo i magistrati che rappresentano l’accusa al processo di appello, il giudice di primo grado ha commesso un errore nel calcolare la pena che va, quindi, ridotta. Analogo ragionamento per un secondo imputato ovvero il canicattinese Diego Emanuele Cigna, 55 anni, condannato in primo grado a 10 anni e 6 mesi con l’accusa di essere un affiliato della stidda avendo avuto, in particolare, secondo il giudice, un ruolo nel racket delle mediazioni agricole. La richiesta di pena nei suoi confronti è di 8 anni, 5 mesi e 10 giorni. Per l’appuntato della polizia penitenziaria Giuseppe Grassadonio, accusato di rivelazione di segreto di ufficio aggravata per avere comunicato all’avvocato Porcello che il mafioso di Campobello, Giuseppe Puleri, l’indomani sarebbe stato trasferito dal carcere di Agrigento, è stata chiesta la conferma della condanna a 8 mesi con la modifica, tuttavia, del beneficio della sospensione condizionale della pena che in primo grado gli è stata negata. Per il resto è stata chiesta la conferma delle delle altre dieci condanne decise in primo grado, il 6 dicembre del 2022, dal gup di Palermo, Paolo Magro, nel troncone abbreviato del processo. All’apertura del processo di appello l’avvocato Giuseppe Scozzari, legale di Angela Porcello, aveva chiesto il concordato, ovvero il patteggiamento in appello, che consente in cambio della rinuncia ad alcuni motivi del ricorso, di ottenere un riduzione della condanna. La procura generale, tuttavia, non ha dato il consenso. La professionista, secondo quanto hanno accertato le indagini e il processo di primo grado, aveva dismesso la toga per gestire gli affari mafiosi insieme al compagno Giancarlo Buggea. In primo grado, in tutto, nello stralcio abbreviato del processo, erano state decise 15 condanne e 5 assoluzioni. In appello, davanti al collegio presieduto da Antonio Napoli, sono approdate adesso le posizioni di 13 imputati riconosciuti colpevoli. Nello studio dell’avvocato Porcello, sostiene l’accusa, si sono tenuti summit e sarebbero stati messi insieme i capi mafia di diverse province e realtà territoriali per discutere di strategie e dinamiche. Sarebbe stata, in definitiva, una vera e propria consigliori e cassiera del clan. La donna ha più volte provato a intraprendere la strada della collaborazione con la giustizia venendo, tuttavia, “bocciata” per l’inconsistenza delle sue dichiarazioni. (AGI)
AG2/RED