Zelensky denuncia ritardi nelle forniture e restrizioni operative. Rubio nega lo stop alla condivisione di intelligence. Sullo sfondo, l’ipotesi di un incontro tra Trump, Putin e Xi senza l’Ucraina
Si aggrava la tensione tra Stati Uniti e Ucraina mentre nuovi attacchi russi colpiscono infrastrutture energetiche e aree civili. Al centro dello scontro ci sono le autorizzazioni per i missili intercettori Patriot e le limitazioni ai collegamenti satellitari denunciati da Kiev: strumenti essenziali per sostenere la difesa ucraina.
Volodymyr Zelensky accusa il Pentagono di rallentare la consegna di missili già finanziati dai partner europei. Secondo il presidente ucraino, una spedizione sarebbe in attesa della firma del segretario alla Difesa Pete Hegseth, mentre diversi Paesi europei sarebbero pronti a trasferire intercettori dalle proprie scorte senza aver ancora ottenuto il necessario via libera americano. L’ipotesi di un rallentamento deliberato resta un’accusa formulata da Kiev.
Un secondo fronte riguarda Starshield, il sistema satellitare utilizzato per applicazioni militari. Le autorità ucraine segnalano restrizioni che ostacolerebbero alcune operazioni con i droni. Donald Trump ha negato di aver ordinato una riduzione delle prestazioni della rete; il segretario di Stato Marco Rubio ha inoltre respinto le accuse di una sospensione della condivisione di intelligence con l’Ucraina. Restano quindi versioni divergenti sulla natura e sull’origine delle difficoltà denunciate dalle forze ucraine.
Sul piano diplomatico prende intanto forma l’ipotesi di un incontro tra Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping a margine del vertice Apec, previsto a Shenzhen il 18 e 19 novembre. Il presidente americano si è detto disponibile, ma il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha precisato che non esistono ancora accordi definiti sull’incontro o sulla sua agenda. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha contestato la prospettiva, sostenendo che un simile formato incoraggerebbe Mosca a proseguire la guerra.
Le tensioni diplomatiche si accompagnano a una nuova offensiva contro la rete energetica ucraina. Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre, secondo le autorità di Kiev, gli attacchi hanno danneggiato oltre dieci impianti, lasciando senza elettricità almeno 550.000 famiglie.
Le autorità ucraine hanno denunciato anche la mancanza di un tempestivo preavviso alleato per la prima ondata di missili balistici. Secondo le ricostruzioni disponibili, informazioni preventive sarebbero invece arrivate per una successiva ondata. La discrepanza alimenta le preoccupazioni di Kiev sull’affidabilità del sostegno americano in una fase di crescente pressione militare.
Il bilancio più doloroso arriva dalla regione di Kharkiv. Il 19 ottobre un drone russo ha colpito un parco a Nova Vodolaha: secondo le autorità regionali, sei persone sono state uccise, tra cui tre bambini.
Per Kiev, la priorità immediata resta rafforzare la protezione delle città e delle infrastrutture prima dell’inverno. Ma il deterioramento dei rapporti con Washington rende più incerto il quadro: le controversie sugli aiuti militari si intrecciano con una trattativa diplomatica nella quale l’Ucraina teme di vedere ridotto il proprio ruolo.