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Turismo, si teme un’Estate nera: l’allarme di Coldiretti e Federalberghi

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


C’è il timore che, quella appena iniziata, possa essere un’Estate nera per il settore turistico nel nostro paese, che rischia di pagare a più caro prezzo la crisi economica causata dall’emergenza Coronavirus. A ribadire la difficile situazione e a lanciare l’allarme ci hanno pensato, di recente, Coldiretti e Federalberghi.

Le stime che emergono sono preoccupanti, soprattutto alla luce dell’importanza che l’attività turistica, e l’indotto da essa creato, rivestono nell’economia italiana. Nel mese di giugno, secondo quanto riferisce Coldiretti, si è registrato un sostanziale calo di turisti, italiani e stranieri, rispetto allo stesso periodo del 2019: circa 10 milioni in meno, una vera e propria mazzata per centinaia di migliaia di imprese e lavoratori. In termini percentuali si è evidenziato un calo del 54%, dovuto sopratutto all’assenza di turisti internazionali. Per quanto riguarda i prossimi mesi filtra un cauto ottimismo, ma c’è la consapevolezza che la mancanza di turisti statunitensi, britannici e russi potrebbe pesare come un macigno.

A farsi sentire in maniera particolare potrebbe essere l’assenza dei viaggiatori a stelle e strisce. Basti pensare, infatti, che nel terzo trimestre del 2019 sono stati 12,4 milioni i cittadini statunitensi che hanno visitato l’Italia, con una spesa di 1,8 miliardi. Al di là di questi numeri, di per sé significativi, conta molto anche il budget pro capite dei turisti e, come sottolinea il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca in un’intervista al Corriere della Sera, coloro che spendono di più sono proprio gli statunitensi. La chiusura delle frontiere, specialmente quelle intercontinentali, potrebbe protrarsi ancora a lungo, con conseguenze nefaste per un’economia già, purtroppo, al collasso. Certo, un sostegno importante potrebbe arrivare dal turismo interno, da quegli italiani che decideranno di trascorrere le loro vacanza in patria, ma non bisogna dimenticare che saranno di meno anche i viaggiatori nostrani, essendo prostrati anch’essi dalle difficoltà post – Covid. Se, a tutto questo, si aggiungono le spese ulteriori che strutture ricettive, alberghi, lidi e ristoranti dovranno affrontare per rispettare i rigidi protocolli sanitari, il quadro che ne emerge è davvero sconfortante.

Servono, dunque, provvedimenti urgenti ed efficaci, che sappiano conciliare le esigenze di turisti ed operatori del turismo e che abbiano un effetto concreto. La posta in gioco è troppo alta e non ci si può permettere di “perdere per strada” le numerosissime realtà che hanno sempre rappresentato un simbolo dell’Italia e il fiore all’occhiello dell’economia tricolore.

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