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“PINOCCHIO” di Franco Scaldati allo Stabile di Catania

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In scena da giovedì 8 a domenica 18 luglio presso il Cortile Platamone del Palazzo della Cultura della città etnea

Fonte: Ufficio Comunicazione Teatro Stabile di Catania

“La storia di Pinocchio è una storia di sevizie e di amore”, così Giorgio Manganelli sul mitico burattino amato e conosciuto in tutto il globo. Il nostro Pinocchio abita nel mondo di Franco Scaldati, siamo in una Sicilia che si fa metafora esistenziale in cui ogni pulsione umana, ogni sua inclinazione, sono estremizzate e portate al parossismo.
Il Gran Teatro del Mondo sta per cominciare, i fantasmi sono tutti in scena. Protagonista la compagnia di guitti di Mangiafoco che, come sembra suggerirci la voce del poeta alla fine dello spettacolo, forse è composta da “spirdhi cummirianti”, spiriti che ad ogni replica poi svaniscono nell’aria. Questi giocano a raccontare sempre la stessa storia, quella del mitico burattino collodiano, incarnando e scambiandosi ruoli e colori, in un susseguirsi di registri e tipi che ruotano in scena come in un grande carillon luminoso, raccontandoci la fame, i sogni, la morte, la richiesta di aiuto che l’essere umano – caverna di sentimenti – sembra porre alla Natura.
I personaggi della storia vengono dunque evocati, appaiono e svaniscono in un dialogo tra buio e luce che si fa esso stesso drammaturgia. Pinocchio scalcia e strepita, si ferisce e combatte, Pinocchio crede sempre a tutto e si stupisce continuamente osservando il mondo. Accanto a lui appare la Fata Turchina, tra santità e natura, una forza sovrannaturale che rimanda al potere misterioso delle tante figure femminili che Scaldati ha dipinto nelle sue opere. E poi il grillo parlante attanagliato dal dubbio, Geppetto pazzo di entusiasmo, la Volpe che ha una fame insaziabile, Mangiafoco che brucia d’amore, il pescecane che si sente tanto solo nelle profondità degli abissi. Lucignolo pronto a tutto per raggiungere uno straordinario paese dei balocchi tutto pieno di cartone.
La storia immortale del mitico Pinocchio è qui riscritta e diretta dalla dramaturg e regista siciliana Livia Gionfrida, in un dialogo intimo con la lingua e il mondo del Maestro Scaldati.

 

NOTE DI REGIA

Mi avvicino in punta dei piedi alle parole di un grande maestro del teatro italiano.
Pinocchio di Franco Scaldati, opera inedita ed incompiuta, è un concerto di suoni e colori che ricalca la mitica storia del burattino collodiano, per trasportarla in una Sicilia cruda e tragicomica, un mondo fiabesco dove uomini, fate, pupi e animali hanno lo stesso diritto di parola e sono ugualmente impegnati nella violenta lotta alla sopravvivenza.
È una storia di poveri, difettati, emarginati, di innocenti. Qui la voce si fa carne e si moltiplica, scivolando in uno spazio universale in cui il suono si fa presenza. Umorismo e tragedia si intrecciano, come in tutto il percorso di questo grande poeta siciliano, cantore da sempre degli ultimi.
Il ragazzo testa di legno ed io ci siamo già incontrati in passato. Ora, accompagnata dalla lingua straordinaria di Scaldati, lo intravedo mentre mi fa un gesto osceno e si ributta in mare per vivere da pirata, assieme al suo amato padre Geppetto e al suo amico Lucignolo. Libero.

 

Di Franco Scaldati
adattamento, regia, scene e costumi Livia Gionfrida
con Aurora Quattrocchi, Alessandra Fazzino, Manuela Ventura, Cosimo Coltraro, Serena Barone, Domenico Ciaramitaro
assistente alla regia Giulia Aiazzi
luci Gaetano La Mela
audio Giuseppe Alì
produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Teatro Metropopolare

 

 

 

 


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