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Gli screening diagnostici a scuola non sono obbligatori

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AGI – Screening diagnostici a scuola, possibili ma non obbligatori. È tra le indicazioni contenute nella circolare inviata alle scuole dal capo dipartimento del ministero dell’Istruzione, Stefano Versari, che fa il quadro ad oggi sullo stato delle cose e sugli strumenti al momento disponibili a livello normativo.

“A riscontro di alcuni specifici quesiti, si rammenta – si legge nella circolare – che l’attuale quadro legislativo nazionale non prevede la possibilità di subordinare la fruizione in presenza dei servizi scolastici all’effettuazione obbligatoria di screening diagnostici. Ciò premesso, gli uffici e le istituzioni scolastiche in indirizzo favoriranno, per quanto di competenza – viene sottolineato – forme di collaborazione con le competenti autorità sanitarie, mirate alla eventuale realizzazione, da parte di queste ultime, di campagne di screening su base volontaria, finalizzate ad accrescere la sicurezza dello svolgimento dell’attività didattica”. Inoltre, si ricorda che “la questione è stata oggetto di approfondimento da parte del Garante della Privacy”.

Nella circolare, si ricorda quindi il contenuto dell’ultimo decreto del governo Draghi, relativo alla riapertura delle scuole – dal 7 al 30 aprile – anche in zona rossa, fino alla prima media, sottolineando che la norma può essere “derogata da provvedimenti dei presidenti delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei sindaci “solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica. I provvedimenti di deroga sono motivatamente adottati sentite le competenti autorità sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, anche con riferimento alla possibilità di limitarne l’applicazione a specifiche aree del territori”.

La scuola – scrive il capo dipartimento del ministero – è pesantemente interessata dagli effetti della pandemia, anche per la vasta entità di studenti e personale che compongono la comunità educativa. Ciò rende l’intero Paese particolarmente e comprensibilmente ‘sensibile’ verso il mondo scolastico. Questa sensibilità va accolta come pure, per certi aspetti, contenuta. Il contenimento, che è com-prendere e che si realizza con l’abbraccio educativo, è quanto di cui ogni essere umano sente maggiormente la necessità. Soprattutto oggi, in cui l’abbraccio fisico è impedito”.

“Per questo nel tempo attuale occorre proseguire l’impegno del mondo adulto che fa scuola e, in misura accresciuta di quello esterno alla scuola, a costruire con costanza e responsabilità, spazi di relazionalità paziente. Recuperando la virtù della prudenza, che non è lentezza, ma fare nel tempo dovuto. Donandosi quindi il tempo necessario per la riflessione critica e per l’elaborazione dei complessi e dolorosi momenti che viviamo. Questi stili educativi sono da preservare da parte di tutto il mondo adulto, per potere essere più e meglio attenti e dediti alla cura del vissuto, non poche volte sofferto, dei nostri studenti” conclude Versari.

Source: agi


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