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Covid 19, nessun risarcimento per medici di base e farmacisti che hanno contratto il virus

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


I medici di base e i farmacisti che, a causa del loro impegno in prima linea durante i mesi delle pandemia, hanno contratto il Coronavirus non percepiranno alcun risarcimento, stessa sorte toccherà alle famiglie di coloro che, dopo essere stati infettati, sono purtroppo deceduti.

Il personale sanitario che non lavora presso strutture ospedaliere, siano esse pubbliche o private, è o dovrebbe essere tutelato da polizze assicurative stipulate con enti privati. Enti che, incredibile a dirsi, non riconoscono il contagio da Coronavirus come infortunio sul lavoro. Questa la denuncia portata avanti dalla Federazione italiana sindacale medici uniti (Fismu), soprattutto in nome delle famiglie dei 171 medici e dei 14 farmacisti che hanno perso la vita dopo aver contratto il virus. Le compagnie assicurative private, a differenza dell’Inail che eroga e gestisce le assicurazioni del personale medico ospedaliero, si stanno rifiutando di corrispondere un risarcimento, sostenendo che per ottenerlo sia indispensabile aver sottoscritto una specifica polizza contro la malattia.

Una presa di posizione, quella delle assicurazioni private, che si rifà alla convinzione secondo la quale l’infezione non può essere qualificata come infortunio. La questione è stata così spiegata, al Corriere della Sera, dal sovrintendente sanitario INAIL Patrizio Rossi: “C’erano orientamenti opposti tra mondo assicurativo pubblico e mondo assicurativo privato già prima della pandemia. Ma dal punto di vista tecnico-giuridico non c’è alcuna differenza tra il sistema assicurativo pubblico e quello privato sull’interpretazione dell’infezione come infortunio. Hanno sempre escluso tutte le malattie infettive dall’indennizzo, a meno che non siano collegate direttamente a una lesione subita in precedenza. Questo è un concetto ormai superato”.

L’INAIL stessa ha promosso la creazione di un tavolo per risovere questa incresciosa situazione, ma la giusta attenzione sul caso arriva troppo tardi, come ricordano una nota della Fismu e le dichiarazioni del suo segretario generale Francesco Esposito: “Nessuno ha recepito la nostra denuncia. Si intervenga per onorare davvero i medici vittime della pandemia. Avevamo spiegato a seguito di una chiara circolare dell’Inail (del 3 aprile), e forti di un parere legale dell’avvocato Antonio Puliatti, che in assenza di un intervento legislativo saremmo andati incontro a questa drammatica e grave situazione. Le assicurazioni non pagano, l’Inail non può. Medici di serie A e medici di serie B. Eroi con tutele per infortunio e altri vittime senza diritti e indennizzi. Non si è fatto nulla e ora si andrà a una lunga stagione di ricorsi ai tribunali, affinché sia fatta giustizia. Noi tuteleremo in sede giudiziaria i medici”

Una differenziazione che si traduce in una sostanziale discriminazione, che poteva essere affrontata e forse evitata se si fosse intervenuto per tempo, se istituzioni e politici, mentre lodavano a parole l’impegno e l’abnegazione di tutto il personale medico, avessero accolto questo accorato appello. Adesso la battaglia si sposta nelle aule dei tribunali, e staremo a vedere se sarà riconosciuto il diritto ai risarcimenti, ma certe macchie saranno difficili da cancellare.

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