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11 APRILE 1961. Il DEBUTTO DI BOB DYLAN

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di Gianni De Iuliis

È un piovoso martedì di primavera. 11 aprile 1961. Al Gerde’s Folk City, locale del Greenwich Village di New York, è di scena il bluesman John Lee Hooker. Poco prima dell’esibizione il proprietario del locale, un calabrese di nome Mike Porco, manda sul palco un ragazzino che non ha ancora compiuto 20 anni. Si chiama Robert Allen Zimmerman. È ebreo. I suoi nonni paterni, Zigman e Anna Zimmerman, emigrarono dalla città ucraina di Odessa negli Stati Uniti dopo i pogrom antisemiti del 1905. È cresciuto a Hibbing, nel Minnesota. Racconta di essere arrivato a New York viaggiando clandestinamente su un treno merci. John Hammond, il talent scout della Columbia Records, notò il talento di quel giovane ragazzo e il mese successivo lo scritturò, permettendogli così di registrare il suo primo album. Legalmente cambia il suo nome in Bob Dylan nell’agosto 1962.
Tra i molti riconoscimenti che gli sono stati conferiti vanno menzionati dieci Grammy Award, il Polar Music Prize, il Premio Oscar nel 2001 (per la canzone Things Have Changed, dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe), il Premio Principe delle Asturie, il Premio Pulitzer, la National Medal of Arts, la Presidential Medal of Freedom, la Legione d’Onore. Il 13 ottobre 2016 gli è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: «per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana».
La rivista Rolling Stone lo inserì al secondo posto nella lista dei 100 miglior artisti, al settimo in quella dei 100 migliori cantanti e, nel 2015, al primo in quella dei 100 migliori cantautori.
Negli anni 60/70 Bob Dylan esercitò un notevole fascino sui cantautori italiani, tanto che artisti come Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Massimo Bubola, Tito Schipa jr., Luigi Tenco e Mogol cominciarono a tradurre le sue canzoni. Battisti ha sovente dichiarato di averne ascoltato i dischi fino a consumarli.
Mogol, il più grande autore italiano di testi, fu molto legato a Bob Dylan, fino alla fine degli anni Sessanta, traducendo parecchie canzoni di protesta. Cominciò ad avere difficoltà quando la vena visionaria si affiancò a quella poetica, rendendo le canoni di Dylan sempre più ermetiche e incomprensibili.
Nel 1999, in un’intervista al TG2, Mogol: «Avevo tradotto diverse canzoni di Bob Dylan, senza grosse difficoltà con i suoi testi… Poi però arrivò Ballad of a thin man, canzone nella quale Dylan parla di un certo Mr. Jones. Non riuscivo a capirne il significato. Tempo dopo incontrai Dylan a Londra e gli chiesi il significato di quella canzone. Mi rispose: “Ah, quella? Beh! Non l’ho capita nemmeno io…”».
Ci piace in questo nostro articolo focalizzarci sul pezzo Ballad of a thin man, senza fare riferimento ai capolavori di Bob Dylan, noti a tutti e ampiamente recensiti.
Essa parla di un fantomatico Mr. Jones, la cui identità è stata a lungo oggetto di supposizioni e discussioni varie nel mondo del rock. In un’intervista Dylan:
«È un damerino. Indossa anche le bretelle. È una persona reale. Lo conoscete, ma non con quel nome… Lo vidi entrare in una stanza una sera e sembrava un cammello. Chiesi ad un tale lì vicino chi fosse e lui mi rispose “Quello è Mr. Jones”. È tutto qui, è una storia vera».
Alcuni ritengono che fosse Brian Jones, cofondatore e chitarrista dei The Rolling Stones, di cui Dylan era molto amico.
Mr. Jones è diventato simbolo del borghese medio perbenista, mediocre, conservatore e incapace di comprendere le innovazioni della controcultura underground.
Concludiamo con l’ultima strofa della canzone, tradotta, per quanto possibile, in italiano.
«Well, you walk into the room
Like a camel and then you frown
You put your eyes in your pocket
And your nose on the ground
There ought to be a law
Against you comin’ around
You should be made
To wear earphones
Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?»
Traduzione:
Cammini nella stanza
come un cammello e poi tieni il broncio
ti metti gli occhi in tasca
e il naso sul pavimento
dovrebbe esserci una legge
che ti impedisca di andare in giro
dovrebbero farti
indossare degli auricolari
Perché sta succedendo qualcosa
e tu non sai cosa è
vero, mister Jones?

 


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