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Nato: celebra i 75 anni ma apprensione per Kiev

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La Nato celebra il suo 75esimo anniversario ma al quartiere generale dell’Alleanza a Bruxelles il clima non è da festa. L’apprensione per il futuro dell’Ucraina – e con sé del blocco occidentale – è difficile da mascherare, ancora di più date le incertezze che arrivano dagli Stati Uniti sull’impegno per la sicurezza del Continente.
Nata il 4 aprile 1949, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è “più grande, più forte e più unita che mai”, ha affermato il segretario generale Jens Stoltenberg, nel corso della cerimonia. Per l’occasione, e per la prima volta, è stato portato da Washington – in un viaggio super blindato – il Trattato orginale.
“Credo nell’America e nell’Europa insieme nella Nato, perché insieme siamo più forti e più sicuri”, ha evidenziato l’ex premier norvegese ormai al termine del suo mandato già prorogato di due anni. “Con la Nato, gli Stati Uniti hanno più amici e più alleati di qualsiasi altra potenza” al mondo, ha aggiunto.
La prospettiva di un ritorno alla Casa Bianca dell’ex presidente Donald Trump preoccupa gli alleati europei, che temono il disimpegno americano in Europa e la fine del sostegno americano all’Ucraina in guerra.
Al discorso di Stoltenberg è seguito quello dei ministri dei Paesi che hanno aderito alla Nato negli ultimi vent’anni, geograficamente vicini alla Russia e tra i più preoccupati per la situazione sul campo di battaglia in Ucraina.
Questa guerra, “purtroppo potrebbe essere la più grande battaglia per la Nato”, ha dichiarato il capo della diplomazia lituana, Gabrielius Landsbergis. “Dobbiamo essere preparati a ciò” per evitare “l’errore più grande che potremmo mai commettere”, ha avvertito.
Lo stesso Stoltenberg non ha nascosto la sua preoccupazione per la situazione sul fronte in Ucraina. Ha chiesto agli Alleati di rispondere rapidamente ai “bisogni urgenti” del Paese in munizioni, artiglieria e soprattutto in mezzi di difesa antiaerea. I soldati ucraini devono razionare i proiettili di artiglieria che sparano contro i russi, perché non ne ricevono abbastanza, ha inoltre ricordato Stoltenberg. “A loro mancano le munizioni, non il coraggio”.
“Non voglio rovinare la festa, ma ovviamente il mio messaggio principale oggi sono i Patriot”, ha confermato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kouleba, poco prima dell’inizio del Consiglio Nato-Ucraina. “Perché salvare le vite, salvare l’economia e le città ucraine dipende dalla presenza dei Patriot e degli altri sistemi di difesa aerea”, ha evidenziato. “Parliamo dei Patriot perché è l’unico sistema che può intercettare i missili balistici e solo a marzo l’Ucraina è stata colpita da 94 missili balistici. La fornitura dei Patriot dipende però dagli alleati, ne hanno in abbandanza. E questa sarà la mia priorità oggi”, ha aggiunto.
Per sbloccare la situazione, Stoltenberg promuove un impegno “prevedibile” e “a lungo termine” da parte degli alleati a favore dell’Ucraina. Ha menzionato la creazione di un fondo di cento miliardi di euro in cinque anni per stabilizzare questo impegno, cifra accolta con scetticismo da alcuni di loro, tra cui la Germania.
Francia, Germania e Polonia, da parte loro, hanno suggerito – in una dichiarazione congiunta – che tutti i paesi della Nato si impegnino a destinare il 2% del loro Pil alle spese militari. Da questo punto di vista, Stoltenberg ha ricordato la necessità “essenziale” di una migliore “ripartizione degli oneri” tra europei e americani, questi ultimi che attualmente contribuiscono per oltre il 70% alle risorse dell’Alleanza. (AGI)
RED