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Messa alla prova, la Consulta conferma l’esclusione per traffico di influenze e turbativa del procedimento

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La sentenza riguarda due specifici delitti contro la pubblica amministrazione. Resta aperto il confronto politico sull’equilibrio tra repressione e percorsi rieducativi.

La cronaca

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 180 del 2026, depositata il 2 novembre, ha confermato la legittimità dell’esclusione dalla messa alla prova per il traffico di influenze illecite e la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. La questione era stata sollevata dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Pescara.

La pronuncia non introduce un divieto generale per tutti i reati contro la pubblica amministrazione: riguarda le due fattispecie esaminate. La Corte ha ritenuto non manifestamente irragionevole il sistema che combina il limite massimo di pena previsto dall’articolo 168-bis del Codice penale con il richiamo ai reati elencati dall’articolo 550, comma 2, del Codice di procedura z?z

Secondo la Consulta, inoltre, la delega del 2021 consentiva di selezionare ulteriori reati da ammettere all’istituto, senza imporre un’estensione automatica a tutte le fattispecie punite con un massimo di sei anni.

Il commento

La decisione mantiene una distinzione che il legislatore ha scelto nell’accesso alla messa alla prova. Sul piano politico, però, riconoscere la legittimità costituzionale di una disciplina non significa sottrarla alla discussione sulla sua efficacia e coerenza.

I comportamenti che alterano i rapporti con la pubblica amministrazione possono danneggiare cittadini e imprese oneste, compromettere la concorrenza e indebolire la fiducia nelle istituzioni. Contrastare questi fenomeni richiede indagini efficaci, controlli sugli affidamenti e procedimenti tempestivi.

Allo stesso tempo, il confronto sui percorsi rieducativi merita maggiore serietà. La loro utilità va valutata attraverso responsabilizzazione, riparazione e capacità di prevenire nuovi reati. Escluderli o ampliarli richiede motivazioni comprensibili e una visione coerente del sistema penale.

La responsabilità del Parlamento resta quindi centrale: rendere chiare le ragioni delle differenze di trattamento e verificarne gli effetti. La tutela della pubblica amministrazione si misura nella capacità di impedire gli illeciti, accertare le responsabilità e proteggere chi rispetta le regole.