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Marie Gouze detta Olympe de Gouges

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«Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi: chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata…»

Di Valeria Scotti

Fonte @Enciclopediadelledonne

 

Si chiamava Marie Gouze, ma decise del proprio destino come del proprio nome, che cambiò in Olympe de Gouges.

Nel corso della sua vita Olympe firmò 29 romanzi e scritti vari, 71 pièce teatrali, 70 fra libelli rivoluzionari e articoli. È ricordata principalmente come autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791) in relazione alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1789), che scrisse affinché venisse approvata dall’assemblea costituente. Facile collegare Olympe all’opera dell’inglese Mary Wollstonecraft – Vindication of the rights of woman (1792) – che nel dicembre dello stesso anno era a Parigi, ma che, sebbene per certi aspetti fosse più radicale di loro, non ricercò il contatto con i club femminili della Rivoluzione né con Olympe.
Olympe si dedicò strenuamente al tema dei diritti e della libertà individuale: al riconoscimento dei diritti delle donne, ma anche dei neri, degli orfani, degli anziani, dei disoccupati, dei poveri. Si proclamò a favore della democrazia rappresentativa, respinse il dispotismo e le torture. La sua spiccata vena pubblicistica e comunicativa era congeniale al tempo della Rivoluzione, e carica di novità. Ciò non impedì che nel 1793 venisse ghigliottinata.

La madre, Anne Olympe Mouisset, era figlia di un drappiere, e sposò il commerciante Pierre Gouze nel 1737; egli non era però padre di Maria. Del padre naturale, Jean Jacques Lefranc de Pompignan, la futura Olympe scriverà: «…egli impiegò ogni mezzo per ottenere da mia madre che mi lasciasse alle sue cure paterne; senza dubbio la mia educazione sarebbe stata più coltivata, ma ella rigettò ogni proposta». [1]
Ufficialmente Pierre Gouze non firmò il certificato battesimale e Lefranc non riconobbe la paternità.
L’educazione di Marie Gouze fu scarsa. In Occitania il francese era considerato una seconda lingua, scritta, mentre le sue opere teatrali risentono del dialetto.
Olympe fece una visita a Parigi alla sorella Jeanne nel 1756, dopo il matrimonio di lei. Il 24 ottobre 1765, a 16 anni, andò in sposa a Louis-Yves Aubry, ufficiale dell’Intendenza. Lei offrì una dote di 800 franchi in argento, mobili e oggetti casalinghi e volle la separazione dei beni. Lui divenne rosticciere e vissero come piccoli borghesi benestanti.
«Avevo appena 14 anni quando mi sposarono ad un uomo che non amavo affatto, che non era ricco, né di una certa estrazione. Fui sacrificata senza alcuna ragione che potesse bilanciare la ripugnanza che avevo per quest’uomo». Il 29 agosto 1766 mise al mondo Pierre. Il marito morì presto.
Da allora si ribattezzò Marie Olympe (come sua madre) e aggiunse il “de” al suo patronimo Gouze, modificandolo in Gouges. Conobbe Jacques Bétrix de Rozières, alto funzionario della marina, direttore di una compagnia di trasporti militari, a Montauban, con cui instaurò una relazione, che non sfocerà in un matrimonio, essendo lei divenuta reticente ad un’unione formale. Preferì installarsi a Parigi. O.Blanc, nella sua biografia, narra che finanziariamente Biétrix le assegnò una rendita annuale, che intercorsero dei problemi a causa di alcune sue insolvenze, ma che infine si accordarono amichevolmente, senza ricorrere alla giustizia (lei era tra l’altro sua concubina e non godeva di certi privilegi per legge). I 70.000 franchi che ricevette da lui in 10 anni le permisero di introdursi nella società borghese agiata. Alcuni affermano maliziosamente che fu una “cortigiana” o una delle “più graziose donne di Parigi”. Olivier Blanc scrive «senza avere la sfrontatezza del vizio, non ha seguito il rigore austero della virtù». Philippe d’Orléans si prese cura dell’educazione di suo figlio Pierre.
A partire dal 1778 frequentò diversi salotti e conobbe giornalisti, filosofi e scrittori come Rivarol, La Harpe, Marmontel, Aubert, Sauterau e soprattutto Louis Sébastien Mercier, con il quale strinse un’amicizia destinata a durare negli anni.

Si appassionò alla scrittura teatrale e creò una sua compagnia, con la quale faceva del teatro itinerante.
La marchesa di Montesson, protettrice e amante del teatro, la convocò al Teatro francese per una lettura dopodiché Olympe si propose come autrice alla Comédie Française. Le donne riconosciute dalle istituzioni culturali, come la Comédie, erano una stretta minoranza (dal 1680 alla rivoluzione solo 77 pièces su 2627 opere scritte da donne furono messe in scena). Olympe partecipa del passaggio cruciale fra il Nuovo e l’Antico Regime, alla cui base però pullulano circoli e salotti spesso animati da donne.

Nel 1785 compose per la Comédie Zamore et Mirza (iscritta inizialmente nel repertorio, in seguito provocò una querelle che durò 4 anni). Nel 1785 dopo essersi lamentata per il trattamento ricevuto dai commedianti, ricevette una Lettre de cachet che ordinava il suo imprigionamento alla Bastiglia, ma grazie a numerosi interventi a suo favore, rimase libera. La pièce fu pubblicata solo nel 1792 con il titolo L’esclavage des Noirs, ma era stata rappresentata al Teatro della Nazione nel 1789, dove solo alla prima davanti a 1000 spettatori, alquanto rumorosi, al punto che nel 1790 furono vietate le repliche e Le Fou par amour, che fu poi rigettata. Su questa vicenda dichiarò: «Alzavo la voce in favore di questi uomini così infelici e così calunniati…in quest’epoca attuale in cui si ristabilisce la libertà spererei ora di ricevere più indulgenza per un’opera che la difende».
Nel 1786, per il teatro pubblicò l’opera Le mariage inattendu du Chérubin, apprezzata dalla critica e dedicata al tema delle nozze non consensuali, e L’homme généreux, assumendo il ruolo di autrice drammatica per il teatro politico. Nel 1788 diede alle stampe le Réfléxions sur les hommes nègres, che le permise di divenire membro della Société des amis des Noirs fondata da Brissot, e nel 1790 la pièce Le marché des noirs. In questi anni apparvero alcuni suoi scritti, tra cui Les democrates et les aristocrates (1790), La nécessité du divorce (1790), Le couvent ou les voeux forcés (1790), Mirabeau aux Champs Elysées (1791), La France sauvée ou le tyran détrôné (1792).
A partire dal 1787 si avviò una nuova fase propulsiva dell’editoria francese. Il 18 agosto 1789 l’assemblea approvò un articolo che accordò la libertà di stampa, secondo il modello costituzionale della Virginia. Tale rinnovamento incoraggiò la creazione di 500 periodici. Solo a Parigi nel 1790 circolavano 235 giornali, tra cui diverse iniziative femminili, come per esempio il «Journal des dames», attivo sino al 1793.

Già dal 1787 si lamentava, in quasi la totalità dei 464 Cahiers de doléances, la questione della libertà di stampa. Dal gennaio 1787 al luglio 1788 furono 650 i pamphlet dati alle stampe. In questo contesto Olympe ottenne una certa fama come libellista.
Nel giugno 1788 uscì la sua prima brochure politica sul «Journal général de France», in prima pagina: Lettre au peuple ou projet d’une caisse patriotique, par une citoyenne (in cui difendeva Luigi XVI e auspicava l’entrata in vigore di una tassa sulla ricchezza) e nel maggio 1789 pubblicò Le cri du sage, par une femme, in cui proclamò: «Potete escludere le donne da tutte le assemblee nazionali, ma il mio genio caritatevole mi porta nel mezzo di questa assemblea». Le cronache narrano: «La Bastiglia è distrutta…Olympe de Gouges riceve il suo battesimo ed eccola con gli occhi aperti, le orecchie all’erta, tese ad ascoltare le grida del popolo ed i discorsi dei deputati…risponde a tutto, interpella il re, l’assemblea e la Francia…i muri di Parigi sono coperti dai suoi manifesti». Dopo la convocazione degli Stati Generali del 1 maggio 1789 fu presente alle sedute dall’Assemblea nazionale, come altre donne. Solo nel 1789 compose 12 brochure. Le sue argomentazioni erano vicine a quelle di cui si discuteva nei salotti di Anne-Catherine Helvétius, a Auteuil (luogo, dove si trasferì dal 1790 al 1793 – traslocò numerose volte a Parigi), dove si formò la Société d’Auteuil. La moglie del filosofo Helvétius, al pari della contessa di Beauharnais, accolse molte donne nella sua casa. In questi anni Olympe rivendica la rinuncia al matrimonio religioso, il ricorso al divorzio, alla ricerca della paternità e la parità di diritti per i bambini nati fuori dai matrimoni, nonché la tutela delle madri, dei minori, dei mendicanti e dei disoccupati; nel mondo politico difese il re e la monarchia e si espresse con moderatismo. Nel 1789 scrisse un’epistola dedicata a Luigi XVI e nel 1791 firmò la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, indirizzandola alla regina Maria Antonietta.
Su modello della dichiarazione approvata in Francia, nel suo progetto pone in primo piano l’esigenza di una presa di coscienza delle donne dei loro diritti e doveri, nell’interesse del paese. Giusnaturalista, non ritiene plausibile che si possano separare i due sessi, come dimostra “l’ordine della natura”. Ogni istituzione politica si deve fondare sugli atti degli uomini e delle donne. Nel 1789 aveva pubblicato un articolo sul «Journal de la Société» Sull’ammissione delle donne al diritto di cittadinanza. Anche dopo la fuga dei monarchi a Varennes rimase monarchica. Si appellò alla Costituzione, sulla quale prestò giuramento il re, al quale consacrò L’esprit français, una brochure indirizzata all’Assemblea. All’assemblea presentò un progetto per la formazione di una guardia nazionale femminile.
Sul «Thermomètre du Jour» si chiosò su di lei: «Si vede l’eccessiva sensibilità, la purezza delle sue intenzioni e la giustizia delle sue visioni, Madame de Gouges avrebbe desiderato che la rivoluzione fosse fatta senza spargimenti di sangue». All’Assemblea confessò, con una lettera: «Da 5 anni ho scritto senza requie, ho inondato la Francia con le mie osservazioni caritatevoli (i presenti risero), con esse ho stancato i nemici della Patria». Si impegnò nella riuscita della Festa della Legge del 3 giugno 1792 al Champ-de-Mars, a cui furono ammesse le donne, per la quale raccolse dei fondi. Partecipò a diversi cortei. Il 22 luglio 1792, giorno del reclutamento nazionale, apparve a Place du Carrousel ed esortò il pubblico a sostenere la patria in pericolo (il figlio era sotto le armi). Condannò l’ascesa di Robespierre. Dopo il 25 agosto 1792 scrisse La fierté de l’innocence, ou le silence du véritable patriotisme, in cui si pose come avversaria della ghigliottina. Nell’ottobre 1792 attaccò il manifesto intitolato Pronostic sur Maximilien Robespierre, par un animal amphibie. Per lei egli era “un obbrobrio”, lo considerò distruttivo, vampiresco, lo esortò a «fuggire il grande giorno, che non era fatto per lui». Rifiutò la politica dei Montagnardi e di Marat. Sognò invano il primato della filosofia. Nel 1792 assieme a Condorcet e a sua moglie Sophie de Grouchy appoggiò i Girondini (federalisti). Nel dicembre 1792 si candidò a fianco di Malesherbes nella difesa del Re: «Il più grande crimine di Louis Capet fu quello di nascere re in un tempo in cui la filosofia preparava in silenzio i fondamenti della repubblica. Noi abbiamo abolito la monarchia…sappiamo essere abbastanza grandi per lasciargli la vita».

Ma nonostante la grande partecipazione femminile alla rivoluzione, nell’aprile 1793 la convenzione dichiara che le donne non hanno lo statuto di cittadine.

Nel giugno 1793, presagendo il peggio, Olympe rende pubblico il suo Testament politique, fa affiggere il manifesto Le trois urnes ou le salut de la Patrie par un voyageur aérien nel quale propone un referendum popolare per scegliere una forma di governo tra quella repubblicana, federativa e monarchica. Questo scatena le accuse del Tribunale rivoluzionario. La sua casa viene perquisita e sparsi i suoi scritti. Al processo dirà: «Sono donna, temo la morte, ho paura del vostro supplizio, ma non ho confessioni da fare, dall’amore per mio figlio trarrò il mio coraggio».
Dall’Abbaye de Saint Germain-des-Près, riesce a farsi trasferire alla casa di cura di Marie-Catherine Mahay, dopo aver impegnato dei gioielli. Nascostamente consegna due manifesti da affiggere ai suoi sostenitori, per giustificarsi e per lamentarsi delle condizioni della sua detenzione (un manifesto si intitola Olympe de Gouges au tribunal révolutionnaire). Nel 1793 vengono ghigliottinati 21 girondini e Maria Antonietta. Olympe viene privata di avvocato, afferma di essere incinta, ma non le si crede. Il Tribunale la ritiene colpevole di aver attentato alla sovranità del popolo. In prigione scrisse al figlio: «Muoio mio caro figlio, vittima della mia idolatria per la Patria e per il popolo…muoio innocente» (il figlio non ricevette la lettera che fu confiscata da Fouquier-Tinville). Il 3 novembre 1793 fu ghigliottinata. Sul «Moniteur» scrissero «Olympe de Gouges volle essere un uomo di Stato, sembra che la legge abbia punito questa cospiratrice per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso». Il 14 novembre il figlio pronunciò una professione di fede civica, rinnegando le opinioni della madre: era stato destituito dall’esercito e nel 1794 sarà reintegrato. Nel 1795, secondo Olivier Blanc, Pierre Aubry domanderà la riabilitazione della madre.

Dal 1989 personalità di spicco francesi come la storica Catherine Marand-Fouquet e Ségolène Royal hanno ispirato un movimento d’opinione richiedente la “panthéonisation” di Olympe, senza successo.

NOTE

  1. A 36 anni la futura Olympe pubblicò la sua corrispondenza con la famiglia di Flacourt, in cui rivelò di essere figlia di Marie Gouze, amante di Jean Jacques Lefranc de Pompignan – sua figlioccia secondo altre fonti.
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