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La nascita del Consiglio d’Europa

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Di  Pietro de Perini

Il Consiglio d’Europa (CoE) è la prima organizzazione internazionale sorta in Europa dopo la II guerra mondiale, istituita con il Trattato di Londra, firmato il 5 maggio 1949 da 10 Paesi fondatori: Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia. L’Italia ha ratificato lo Statuto del CoE con l. 23 luglio 1949, n. 433. Il Consiglio d’Europa comprende oggi la quasi totalità del continente europeo ed è composto da 47 Stati, tra i quali 22 dell’Europa centrale e orientale. L’Organizzazione ha inoltre accordato lo status di osservatore ad altri 6 Paesi (Santa Sede, Stati Uniti, Canada, Giappone, Messico e Israele).

Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione distinta dall’Unione Europea dei “27” (vedi gli spilli “Consiglio d’Europa e Unione Europea. Bandiera e inno” e “Consiglio d’Europa e Unione Europea. Da non confondere …”, allegati al dossier “Il Consiglio d’Europa e i diritti umani); tuttavia, tutti i Paesi membri dell’UE fanno parte anche del CoE. La sede dell’Organizzazione è a Strasburgo (Francia).

Obiettivi principali del Consiglio d’Europa sono quelli di promuovere i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto al fine di rafforzare la stabilità democratica in Europa, promuovere i diritti sociali e i diritti delle minoranze, favorire lo sviluppo dell’identità culturale europea, la promozione del dialogo interculturale e interreligioso e il progresso economico e sociale, sostenere la lotta contro ogni forma di discriminazione, l’intolleranza, il traffico di stupefacenti, il terrorismo, la corruzione e la criminalità organizzata.

Nell’operare verso la realizzazione di questi obiettivi, il Coe sviluppa forme di cooperazione con altre organizzazioni internazionali ed europee, tra cui l’Unione Europea e l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

Una funzione cruciale del CoE è quella di standard setting, in particolare attraverso l’adozione di strumenti giuridici internazionali e il monitoraggio della loro applicazione da parte degli Stati che li hanno ratificati. Dalla sua istituzione alla fine del 2012 sono stati adottati in sede di Consiglio d’Europa 212 tra convenzioni, carte, accordi e protocolli. Il principale strumento giuridico è la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (CEDU, 1950), corredata nel corso degli anni da 14 protocolli, che ha istituito la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo (CtEDU). Altri strumenti giuridici essenziali sono la Carta sociale europea (1961, la versione riveduta è del 1996), la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (1987), la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali (1995), la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei bambini (1996), la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina (Convenzione di Oviedo, 1997) e la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani (2005). Per ciascuna di queste convenzioni è in funzione un sistema di monitoraggio dell’effettivo stato di implementazione da parte degli Stati che le hanno ratifi cate, generalmente incentrato sull’attività di un comitato di esperti indipendenti.

L’archittettura istituzionale del Consiglio d’Europa è composta da:

il Comitato dei Ministri, composto dai 47 Ministri degli esteri o dai loro rappresentanti permanenti a Strasburgo (Ambasciatori/Rappresentanti permanenti);

l’Assemblea parlamentare che riunisce 636 membri (318 titolari e 318 supplenti) provenienti dai 47 parlamenti nazionali e dalle delegazioni di invitati speciali dei parlamenti dello Stato candidato;

il Congresso dei poteri locali e regionali, istituito nel 1994, composto da una Camera dei Poteri locali e da una Camera delle Regioni;

il Segretariato generale che agisce sotto la direzione del Segretario Generale, Thorbjørn Jagland (Norvegia) eletto nel Settembre 2009. All’interno del Segretariato opera la Direzione generale diritti umani e stato di diritto che sovrintende alla dinamica applicativa dei vari trattati e dei relativi meccanismi di follow-up, fornisce assistenza e supporto agli organismi del Consiglio d’Europa e agli Stati membri e organizza programmi e iniziative di formazione e sensibilizzazione in materia di diritti umani.

La Corte europea dei diritti umani (o Corte di Strasburgo) opera organicamente nel contesto istituzionale del Consiglio d’Europa.

Altri organismi istituiti all’interno di questo quadro istituzionale sono il Commissario per i diritti umani, dal 2012 Nils Muižnieks (Lettonia), la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI), la Commissione per la democrazia attraverso il diritto (Venice Commission).

A questi vanno aggiunti i comitati di esperti indipendenti preposti al monitoraggio dell’applicazioni delle Convenzioni adottate dal Consiglio d’Europa: il Comitato europeo dei diritti sociali (15 membri), il Comitato per la prevenzione della tortura e di altri trattamenti o pene inumane o degradanti (47 membri) e il Comitato consultivo della Convenzione-quadro per la protezione della minoranze nazionali (18 membri) e il Gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta di esseri umani (GRETA, 15 membri), il Comitato sulla bioetica (48 membri). Completa il quadro istituzionale, discusso in questo dossier il Gruppo di Stati contro la Corruzione che è costituito da 49 Paesi.

Quando entrerà in vigore la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, verrà istituito un Gruppo di esperti sull’azione contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO). Quest’ultimo sarà composto da un minimo di 10 membri e una massimo di 15, scelti tenendo conto dell’equilibrio geografico e di genere, nonché della competenza multidisciplinare. I membri del GREVIO avranno un mandato di quattro anni, rinnovabile una volta, e saranno scelti tra i cittadini degli Stati parte della Convenzione.

 

Fonte: Università degli studi di Padova