I dati riportati da Adnkronos segnalano un disagio diffuso. La risposta deve intervenire anche sulle condizioni che rendono la vita quotidiana difficile da sostenere.
I dati
Il lavoro, le responsabilità familiari, le difficoltà economiche e l’incertezza sul futuro compongono un quadro di pressione quotidiana. A richiamare l’attenzione sul fenomeno è lo psicologo David Lazzari, presidente di Benèpsys, intervistato da Adnkronos Salute.
Nell’articolo del 3 novembre vengono citate tre rilevazioni: secondo il rapporto Gallup 2026, il 51% dei lavoratori italiani dichiara di avere sperimentato molto stress nella giornata precedente l’intervista, rispetto al 39% della media europea. Un’indagine Ipsos del 2025 indica invece che il 59% degli italiani ha attraversato, nell’ultimo anno, momenti di stress percepito come ingestibile. Il rapporto 2026 dell’Osservatorio Benèpsys riporta infine uno Stress Index Italia medio di 5,26 su 7.
Sono misure differenti, riferite a popolazioni, periodi e strumenti di rilevazione diversi: non vanno sommate né interpretate come diagnosi cliniche. Segnalano tuttavia la necessità di approfondire il rapporto tra richieste quotidiane e risorse disponibili.
Nell’analisi di Lazzari, il problema emerge quando le pressioni superano stabilmente la capacità di affrontarle e recuperare. La prevenzione deve quindi comprendere sia il sostegno alle persone sia interventi sulle condizioni che producono sovraccarico.
Il commento
Chiedere a chi è in difficoltà di diventare più resistente rischia di lasciare intatte le cause del problema. Un lavoratore con carichi eccessivi, una famiglia che fatica a sostenere le spese o una persona impegnata nell’assistenza a un congiunto hanno bisogno di risposte concrete.
La responsabilità coinvolge imprese e istituzioni. Nei luoghi di lavoro occorre verificare carichi, turni, possibilità di recupero e qualità delle relazioni. Sul territorio servono servizi accessibili e un sostegno capace di raggiungere anche chi dispone di minori risorse economiche.
Anche la politica deve misurare le proprie scelte attraverso il loro effetto sulla vita quotidiana: tempi dei servizi, sicurezza economica, conciliazione tra lavoro e famiglia. Il benessere psicologico merita continuità negli interventi e risultati verificabili.
Questi dati, da soli, non spiegano ogni causa e non autorizzano a descrivere un intero Paese come malato. Rendono però insufficiente una risposta affidata soltanto alla buona volontà individuale. Ridurre le pressioni evitabili è una responsabilità collettiva, oltre che una questione di organizzazione e giustizia sociale.
Fonte dei dati e dell’intervista: Adnkronos Salute, articolo di Raffaella Ammirati del 3 novembre 2026.